come le lobby del tabacco hanno preso d’assalto la consultazione pubblica UE
Il tentativo di condizionare la revisione delle direttive europee sulla regolazione (TPD) e la tassazione (TTD) dei prodotti del tabacco, il cui iter istituzionale punta alla scadenza del 2026, ha toccato in questi giorni un nuovo picco di aggressività mediatica. Un noto quotidiano nazionale, storicamente vicino alle posizioni dell’industria, ha aperto le sue pagine scientifico-economiche con un titolo emblematico: «Il 93% dei cittadini boccia il “fumo” di Ursula».
L’articolo analizza il volume dei contributi inviati alla consultazione pubblica della Commissione Europea — oltre 82.000 commenti da 138 Paesi — esibendo percentuali di opposizione bulgare: il 93% dei “cittadini”, il 94% delle aziende e persino il 96% del “mondo accademico” si dichiarerebbero contrari alle nuove restrizioni su fumo, svapo e tabacco riscaldato.
Per chi si occupa di salute pubblica e politiche di controllo del tabagismo, questi numeri non rappresentano una sorpresa, né tanto meno il segnale di una reale mobilitazione della società civile. Sono, al contrario, la prova documentale di una massiccia e coordinata operazione di astroturfing e flooding istituzionale orchestrata dalle multinazionali del tabacco.
La strategia del “Flooding”: rallentare i tempi della democrazia
Una consultazione pubblica della Commissione Europea è uno strumento di democrazia partecipativa ideato per raccogliere pareri tecnici e sfumature applicative da parte di portatori di interesse qualificati e cittadini. Non è, e non è mai stata, un referendum o un sondaggio d’opinione a premi.
Generare oltre 82.000 contributi provenienti da ben 138 Paesi (inclusi moltissimi territori extra-UE) richiede una macchina organizzativa e finanziaria imponente. Le multinazionali del tabacco hanno utilizzato piattaforme digitali dedicate, associazioni di categoria artificiali (front groups) e incentivi alla rete di vendita per spingere migliaia di utenti e dettaglianti a inviare moduli e testi pre-compilati. In questa occasione le compagnie del tabacco hanno utilizzzato ogni mezzo, incluso l’intelligenza artificiale. E’ quanto riporta Andi Shehu in un articolo bello e pieno di informazioni che consigliamo di leggere su The Good Lobby.
L’obiettivo primario di questa inondazione (flooding) di commenti standardizzati non è persuadere la Commissione sulla base del merito scientifico, ma paralizzare la macchina burocratica. Per prassi e regolamento, gli uffici legislativi di Bruxelles sono tenuti a vagliare, catalogare e rispondere a ogni singolo contributo formale. Immettere artificialmente decine di migliaia di testi fotocopia serve a consumare mesi preziosi, erodere le risorse del personale e far slittare la discussione dei testi oltre la finestra utile del 2026.
La pseudoscienza e il “mondo accademico” su commissione
Il dato più grottesco sbandierato dalla stampa pro-tabacco è quel 96% di contrarietà attribuito al “mondo accademico”. È opportuno fare chiarezza su quale sia la comunità scientifica a cui l’articolo fa riferimento.
Da anni le multinazionali del tabacco applicano il vecchio refrain dell’industria: finanziare think tank libertari, fondazioni opache e singoli ricercatori compiacenti per produrre una mole documentale ponderosa ma scientificamente debole, volta esclusivamente a normalizzare l’uso dei prodotti a tabacco riscaldato e delle sigarette elettroniche sotto il cappello ideologico della “riduzione del danno”. Questo corpus di studi auto-referenziali viene poi depositato in massa nelle consultazioni pubbliche per simulare un presunto consenso scientifico che, nella realtà della salute pubblica indipendente — a partire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità —, semplicemente non esiste.
L’aggiramento dell’Articolo 5.3 della FCTC
L’utilizzo aggressivo delle consultazioni pubbliche risponde a una necessità cogente per l’industria: l’aggiramento dell’Articolo 5.3 della Convenzione Quadro dell’OMS per il Controllo del Tabacco (FCTC), ratificata sia dall’Unione Europea che dai singoli Stati membri. Questa norma impone alle istituzioni pubbliche la massima trasparenza e il divieto assoluto di permettere alle multinazionali del tabacco di sedersi al tavolo della programmazione sanitaria.
Non potendo bussare direttamente alla porta della Direzione Generale della Salute (DG SANTE) per dettare l’agenda politica, le aziende usano la porta sul retro delle consultazioni popolari. Si nascondono dietro le spoglie del “cittadino preoccupato” o del “piccolo commerciante penalizzato dalla burocrazia”, nel tentativo di dare dignità democratica a quello che è, a tutti gli effetti, un mero interesse commerciale privato.
Le istituzioni europee tireranno dritto?
L’articolo si domanda provocatoriamente se l’Unione Europea “tirerà dritto anche questa volta”. L’auspicio della comunità di salute pubblica è che la Commissione e il Parlamento Europeo lo facciano con fermezza. Le decisioni sulla tutela della salute dei cittadini, sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e oncologiche e sulla protezione delle giovani generazioni dalle nuove dipendenze da nicotina non possono essere subordinate al volume di fuoco digitale di una click farm aziendale.
I dati epidemiologici e l’evidenza scientifica indipendente restano gli unici fari per una legislazione europea che voglia davvero dirsi orientata al traguardo di una generazione libera dal tabacco.
Guarda come funziona una Click Farm (Video in inglese)
Vuoi vedere con i tuoi occhi una click farm in azione? L’esperto di sicurezza Jim Stickley e il giornalista Gadi Schwartz hanno creato una piccola “fattoria” dimostrativa con 50 smartphone. [LINK]
Cosa succede nel video: Dimostrano come sia facile gonfiare le statistiche di un video noioso e comprare 10.000 visualizzazioni per soli 24 dollari.
Link al reportage: Inside ‘click farms’ and their social media impact – TODAY. [LINK]