Una risposta alle narrazioni dell’industria del tabacco sul commercio illegale
L’industria del tabacco ha perfezionato l’arte del paradosso: creare un problema globale per poi proporsi ai governi come l’unica soluzione possibile, incassando nel frattempo enormi vantaggi economici.
Questa è l’amara realtà documentata dal recente report del Global Center for Good Governance in Tobacco Control: “A Response to Tobacco Industry’s Illicit Trade Narratives to Interfere with Policy Making: The Triple Fiscal Loss“.
Il documento smaschera la narrazione distorta delle multinazionali riguardo al commercio illecito, rivelando una strategia calcolata per interferire con le politiche fiscali e di salute pubblica.
Complici del mercato nero
Per anni, l’industria ha puntato il dito contro contraffattori esterni per giustificare la presenza di sigarette di contrabbando sul mercato. Tuttavia, le evidenze mostrano un quadro molto diverso:
- Collaborazione criminale: Le multinazionali hanno storicamente favorito e alimentato i canali del contrabbando, collaborando attivamente con reti criminali per aggirare dazi e restrizioni.
- Sovrapproduzione deliberata: L’industria inonda intenzionalmente i mercati con tassazione più bassa o controlli deboli, sapendo perfettamente che le eccedenze scivoleranno nel mercato illecito transfrontaliero.
- Espansione del mercato: Il contrabbando garantisce che le sigarette rimangano economiche e accessibili, reclutando nuovi fumatori (soprattutto giovani) e mantenendo alti i volumi di consumo globale.
Da carnefici a falsi alleati
Dopo aver orchestrato l’infiltrazione dei propri prodotti nel mercato nero, l’industria del tabacco ha attuato un rapido cambio di veste. Oggi, le stesse aziende si accreditano presso i governi come partner indispensabili per combattere il contrabbando.
Attraverso campagne di pubbliche relazioni, finanziamenti a forze dell’ordine e la fornitura di sistemi di tracciamento proprietari (in aperta violazione del Protocollo per l’eliminazione del commercio illecito dell’OMS), le multinazionali si siedono ai tavoli decisionali. Il vero obiettivo di questa finta alleanza non è la legalità, ma il vantaggio fiscale.
Agitando lo spauracchio del contrabbando, l’industria ricatta i legislatori: se aumentate le tasse, esploderà il mercato illecito.
Focus sul caso italiano: dagli anni ’70-’90 al grande inganno

Per comprendere appieno il “doppio gioco” delle multinazionali descritto dal report, è sufficiente guardare alla storia del nostro Paese. Tra gli anni ’70 e la fine degli anni ’90, l’Italia è stata il palcoscenico di uno dei più imponenti mercati di contrabbando di sigarette al mondo, alimentato proprio dall’industria del tabacco.
In quel periodo, le multinazionali producevano enormi volumi di sigarette vendendole, in modo formalmente legale, a un ristretto gruppo di “broker” residenti in Svizzera. Spiccavano, tra questi, intermediari italiani come Gerardo Cuomo (noto all’epoca come il “re delle bionde”) e Augusto Arcellaschi. Questi broker stoccavano miliardi di sigarette nei depositi franchi elvetici per poi farle scivolare nel mercato nero transfrontaliero.
La merce finiva sistematicamente per rifornire le reti del crimine organizzato italiano – in particolare la Camorra in Campania e la Sacra Corona Unita in Puglia – che gestivano militarmente gli sbarchi dei motoscafi e lo spaccio al dettaglio sulle nostre strade. Le multinazionali chiudevano entrambi gli occhi: vendevano quantità di tabacco palesemente spropositate per il solo mercato svizzero, mascherandosi dietro la scusa che la responsabilità fosse di terzi.
Il sistema è crollato solo nei primi anni Duemila, quando maxi-inchieste giudiziarie e cause legali intentate dall’Unione Europea hanno scoperchiato l’ingranaggio, portando a multe miliardarie per le aziende del tabacco.
Eppure, confermando esattamente quanto denunciato dal report The Triple Fiscal Loss, oggi assistiamo al paradosso finale: quelle stesse multinazionali, dopo aver lucrato per decenni grazie alle reti criminali, si presentano oggi con una facciata ripulita. Si accreditano presso le istituzioni come paladine della legalità e alleate dello Stato contro il contrabbando, con l’unico vero scopo di condizionare le politiche pubbliche, scongiurare l’aumento delle accise e ottenere vantaggi fiscali.
La tripla perdita fiscale
Quando i governi cedono a questa narrativa ingannevole, i cittadini subiscono un danno enorme che si articola in tre dolorose perdite per le casse dello Stato:
- Costi sanitari insostenibili: La spesa pubblica necessaria per curare le malattie fumo-correlate causate da un consumo che rimane elevato proprio grazie alle mancate politiche fiscali preventive.
- Mancato gettito dal mercato nero: Le tasse perse direttamente a causa dei prodotti che l’industria stessa lascia scivolare nel contrabbando.
- Mancato gettito dalle politiche fiscali congelate: Le entrate perse quando i governi, spaventati dalla retorica dell’industria, rinunciano ad aumentare le accise sui prodotti del tabacco legali.
… la via di uscita è a portata di mano
Il report parla chiaro: i decisori politici devono smettere di farsi dettare l’agenda da chi lucra sulla dipendenza. La soluzione al commercio illecito non è congelare le accise. Al contrario, è necessaria un’implementazione rigorosa e indipendente dei sistemi di tracciabilità (Track & Trace) gestiti dallo Stato e slegati da qualsiasi intaterferenza dell’industria.
Il sistema europeo di Tracking and Tracindo g, istituito con la direttiva n. 2014/40/UE e relativi provvedimenti attuativi (vedi il Regolamento di esecuzione n. 574/2018/UE ed il Decreto interministeriale 23 maggio 2019) consente di “tracciare” e “rintracciare” ogni singolo pacchetto di prodotti del tabacco dal fabbricante fino al tabaccaio. In Italia, con il sistema SETT (Sistema Europeo di Tracciamento dei Tabacchi) l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) registra i passaggi dei prodotti del tabacco per combattere il mercato illecito (vai al Portale SETT).
L’industria del tabacco agita lo spauracchio del contrabbanLa per congelare gli aumenti delle tasse il cui livelllo è oggi scandalosamente bassso, ma la tutela della salute pubblica e delle finanze statali non può passare per compromessi con chi ha creato il problema.
Fonti
Global Center for Good Governance in Tobacco Control: The Response to Tobacco Industry’s Illicit Trade Narratives to Interfere with Policy Making: The Triple Fiscal Losses (scarica il report QUI)
Inchieste giudiziarie
- “Ticinogate” (2000): ha portato all’arresto e alla condanna del broker Gerardo Cuomo e dell’allora presidente del Tribunale penale ticinese.
- Le indagini della DDA di Bari (es. inchiesta Crna Gora): culminate a cavallo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 (e seguite dalla maxi “Operazione Primavera” del 2000 in Puglia), hanno mappato l’intera rotta: dalle multinazionali americane ai broker in Svizzera, passando per i depositi in Montenegro (con il coinvolgimento dell’allora presidente Milo Đukanović), fino agli scafisti della Sacra Corona Unita.
Documenti e Accordi dell’Unione Europea (OLAF)
- Le cause civili della Commissione Europea (2000-2001) contro Philip Morris e R.J. Reynolds presso la Corte Distrettuale di New York accusate di favoreggiamento del contrabbando.
- L’accordo “Anti-Contrabbando” del 2004 tra Commissione Europea, 10 Stati membri e Philip Morris International. Per chiudere il contenzioso legale, la multinazionale accettò di pagare 1,25 miliardi di dollari in 12 anni all’UE per finanziare la lotta antifrode (Dettagli dell’accordo negli archivi online della Commissione Europea: IP/04/882).
Eurispes. Report e Dossier dell’Osservatorio Agromafie (Attenzione! è uno strumento importante ma è partecipato dalla Philip Morris)