Contraddizioni del report dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani
Di recente l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (CPI), guidato da Carlo Cottarelli, ha pubblicato un articolo di Gilberto Turati e Alessandro Valfrèt dal titolo: La tassazione delle sigarette. Un’analisi dell’impatto delle misure fiscali sul consumo di sigarette e sulle entrate erariali in Italia. Un tema attuale perché la Commissione Europea ha messo a punto una proposta di aumento delle accise sui prodotti del tabacco e anche la società scientifica degli oncologi (AIOM) ha proposto l’aumento di cinque euro a pacchetto di sigarette.
Nelle conclusioni dell’analisi, gli autori sostengono che l’aumento delle tasse e dei prezzi delle sigarette non porterebbe benefici significativi alla salute né aumenterebbe le entrate statali. Affermazioni queste che sono in netto contrasto con le posizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Banca Mondiale, e di una vasta letteratura scientifica. (Leggi qui).
Intendiamo controbattere allo scetticismo dell’Osservatorio CPI che si fonda sulla sottovalutazione del beneficio di salute prodotto dalla riduzione della prevalenza di fumatori e sulla errata convinzione che l’aumento dei prezzi delle sigarette causi inevitabilmente l’aumento del contrabbando.
Le conclusioni non sono coerenti con i risultati

L’Osservatorio CPI rileva che, a seguito dell’aumento dei prezzi dei prodotti del tabacco, la domanda si deprime. Di quanto? È possibile prvederlo?
Si, perché il rapporto tra variazione del prezzo e variazione della domanda, chiamato elasticità della domanda, è stato indagato empiricamente. Perciò si sa che, in un Paese come l’Italia l’elasticità è circa -0,4. Ciò significa che a un aumento del 10% del prezzo la domanda dovrebbe ridursi del 4%.
Impiegando questo valore dell’elasticità, l’Osservatorio CPI ha esaminato diversi scenari derivanti dalle due proposte: quella della Commissione Europea di cui si disegnano quattro diverse versioni (da 1 a 4 nella tabella seguente) e quella dell’AIOM.
La tabella seguente riporta i dati dell’Osservatorio CPI (scenario, aumento di prezzo e riduzione di consumo). Abbiamo però completato la tabella includendo anche i dati di interesse sanitario: quanti fumatori in meno?
Per stimare i fumatori in meno abbiamo usato dati ISTAT e dell’Istituto Superiore di Sanità.
Consumi e fumatori in meno in Italia, come effetto dell’aumento dei prezzi delle sigarette
| Scenari | Aumento prezzo | Prezzo finale | Riduzione Consumo | Riduzione Prevalenza | Fumatori in meno | |
| 1 EU | 15,6% | € 6,24 | 6,2% | – 0,74 | 292.679 | |
| 2 EU | 28,7% | € 6,95 | 11,5% | – 1,38 | 542.873 | |
| 3 EU | 53,2% | € 8,27 | 21,3% | – 2,56 | 1.005.494 | |
| 4 EU | 67,8% | € 9,06 | 27,1% | – 3,25 | 1.279.291 | |
| 5 AIOM | 92,6% | € 10,40 | 37,0% | – 4,44 | 1.746.633 |
Simulazione degli effetti dell’aumento dei prezzi delle sigarette in Italia
Numero di fumatori in meno, tra gli Italiani di 18-69 anni, stimato ponendo la numerosità della popolazione in quella fascia di età =39.338.587 (dati ISTAT) e la prevalenza di fumatori 18-69 anni = 24% (dati ISS)
L’Osservatorio CPI conclude che gli effetti sulla salute sarebbero “trascurabili”, una affermazione che, alla luce di questi dati, non è condivisibile.
BENEFICI ALLA SALUTE SOTTOSTIMATI
la riduzione dei fumatori
Secondo l’Osservatorio CPI una riduzione dei consumi, che può arrivare al 27% o addirittura al 37%, avrebbe scarsi effetti sulla salute pubblica. Dimostriamo che non è così.
La riduzione del consumo di sigarette derivante da un aumento del prezzo può essere suddivisa in due componenti: 1) una riduzione del numero di fumatori (ovvero la prevalenza del fumo) e 2) una riduzione del numero di sigarette fumate dai fumatori rimanenti.
In molti paesi, questi due effetti sono più o meno della stessa entità e ugualmente importanti.
La prevalenza di fumatori stimata dall’Istituto Superiore di Sanità nella popolazione tra 18 e 69 anni è stata pari al 24% nell’anno 2023. Se si verificasse un aumento dei prezzi come quella riportata dall’Osservatorio CPI, dovremmo aspettarci in Italia una diminuzione di fumatori pari, nel caso di un aumento minimo a -0,74% (300.000 fumatori in meno) e, nel caso di un aumento massimo a -4,44% (1.750.000 fumatori in meno).
Questi sarebbero benefici trascurabili?
Impatto su Giovani e Gruppi a Basso Reddito
L’elasticità aggregata usata dall’Osservatorio CPI, essendo una media, non coglie l’impatto amplificato dell’aumento del prezzo in gruppi importanti della popolazione, come i giovani e le persone a basso reddito la cui sensibilità al prezzo è molto più elevata.
L’inizio del fumo in giovane età è un fattore chiave per la prevalenza futura del fumo negli adulti; quindi, dissuadere i giovani porta a considerevoli benefici per la salute a lungo termine.
PAURA DEL CONTRABBANDO: SPAURACCHIO DELL’INDUSTRIA

Una delle principali obiezioni del report OCPI è che un aumento delle tasse alimenterebbe inevitabilmente il contrabbando, annullando i benefici per lo Stato e per la salute pubblica. Questa preoccupazione, però, sembra riflettere una narrazione spesso diffusa dall’industria del tabacco per scoraggiare politiche fiscali efficaci. Studi indipendenti dimostrano che il prezzo non è il fattore principale del commercio illegale.
Al contrario, sono la solidità della governance, la qualità dell’amministrazione fiscale e la fermezza del governo nel controllare le attività illegali a giocare un ruolo cruciale. Paesi come Australia, Regno Unito, Irlanda e Turchia hanno aumentato in modo significativo la tassazione del tabacco mantenendo il commercio illegale sotto controllo. L’Italia, con il suo sistema di tracciamento (Track and Trace), ha già gli strumenti necessari per monitorare e contrastare efficacemente il contrabbando.
Piedi per terra: un paragone con la Francia
La Francia ha da tempo avviato il Piano di Lotta al Tabacco che impiega, tra varie misure, l’aumento del prezzo delle sigarette. Un pacchetto che nel 2016 costava 7 euro nel 2025 costa 12 euro e si prevede di portarlo a 25 euro nei prossimi dieci anni. La prevalenza di fumatori è diminuita di 6,4 punti percentuali, In Italia, l’aumento del prezzo è stato di 40 centesimi e la prevalenza è diminuita di un punto. (vedi tabella)
Confronto Francia Italia: prezzi delle sigarette, prevalenza di fumatori ed entrate fiscali
| ANNO | FRANCIA | ITALIA | ||||
| Prezzo pacchetto | Prevalenza 18-75 anni | Entrate Fiscali | Prezzo pacchetto | Prevalenza 18-69 anni | Entrate Fiscali | |
| 2016 | € 7 | 29,4% | 13 Mld | € 4,80 | 25,8% | 10,6 Mld |
| 2018 | € 8 | 25,5% | € 5,20 | 24,8% | ||
| 2020 | € 10 | 24,5% | € 5,50 | 25,5 | ||
| 2024 | € 11 | 23,0% | > 14 Mld | € 5,70-6,00 | 23.3% | > 11 Mld |
Per quanto riguarda le entrate fiscali, in Francia, sono aumentate di più di un miliardo di euro. In Italia “solo” poco più di 300 milioni di euro.
Un doppio dividendo: salute e finanze pubbliche
Contrariamente a quanto sostiene l’Osservatorio, l’aumento delle tasse sul tabacco offre un “doppio dividendo”:
- Salute pubblica: una tassazione più alta riduce il consumo di tabacco, portando a meno malattie e decessi evitabili.
- Entrate fiscali: genera entrate aggiuntive significative per lo Stato. Queste risorse, se reinvestite in modo strategico nel Servizio Sanitario Nazionale, possono migliorarne la sostenibilità e l’efficienza.
Raccomandazioni
- L’aumento delle accise deve riguardare in particolare la componente specifica che è quella che fa aumentare i prezzi delle sigarette;
- La manovra fiscale dovrebbe essere duratura e progressiva;
- L’aumento delle tasse deve riguardare tutti i prodotti a base di nicotina, incluso il tabacco trinciato per rollare sigarettem sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e bustine di nicotina;
- Per impedire il commercio illegale, deve essere funzionante il sistema di tracciamento dei prodotti del tabacco. Sistema attivo in Italia sotto la gestione dell’Agenzia dei Monopoli;
In conclusione
La posizione espressa dall’Osservatorio CPI, oltre a non essere allineata con l’evidenza scientifica e le raccomandazioni delle principali istituzioni sanitarie internazionali, contraddice i risultati del report stesso. La tassazione del tabacco, se ben progettata e accompagnata da misure complementari, rappresenta una politica pubblica efficace, equa e sostenibile.
Ritardare l’attuazione di queste misure non solo fa perdere miliardi di euro in entrate fiscali, ma contribuisce anche a centinaia di migliaia di morti evitabili. Aumentare le tasse sul tabacco non è solo una politica efficace per la salute pubblica, ma anche un’ottima strategia economica per il Paese. È tempo di superare lo scetticismo e agire.