In Europa il nostro Paese precipita al 32° posto nella classifica, relegato in un gruppetto di coda che sostiene le posizioni di Big Tobacco.

È questo l’amaro verdetto della Tobacco Control Scale (TCS) 2025 in Europe, presentata il 20 maggio 2026 a Milano nell’ambito della 10° Conferenza “Tabacco o Salute” (ECToH), presieduta dal Vicepresidente dell’Alleanza per un’Italia senza Tabacco Silvano Gallus eorganizzata dalla LILT, Il rapporto, curato da Luk Joossens della Smoke Free Partnership, fotografa una realtà inequivocabile: da dieci anni l’Italia ha smesso di combattere il tabagismo.

Che cos’è la Tobacco Control Scale (TCS)?

A partire dal 2005, la TCS misura i progressi fatti dai Paesi europei nel controllo del tabacco valutando l’attuazione di otto politiche chiave, raccomandate dalla Banca Mondiale e dalla Convenzione Quadro dell’OMS (FCTC).

La rilevazione viene effettuata ogni due o tre anni per evidenziare i trend temporali e confrontare le nazioni, assegnando ai vari Paesi un punteggio che va da zero (i più passivi) a 100 (i più virtuosi).

Ieri all’avanguardia, oggi in coda: il crollo dell’Italia

L’Italia fu una pioniera delle politiche di controllo del tabacco in Europa: grazie alla Legge Sirchia, fummo tra i primi (con l’Irlanda) ad applicare il divieto di fumo nei locali pubblici. Non per caso, nel 2005 il nostro Paese si classificò all’8° posto.

Oggi, la situazione è ribaltata. L’Italia è precipitata in fondo alla classifica:

  • 2005: 8° posto (su 30 Paesi valutati)
  • 2008: 10° posto
  • 2010: 16° posto
  • 2013: 15° posto
  • 2016: 13° posto
  • 2019: 15° posto
  • 2021: 18° posto
  • 2025: 32° posto (su 37 Paesi valutati)

La pagella dell’Italia nel 2025 (Punteggio complessivo: 37/100)

Mentre per le politiche degli ambienti liberi dal fumo resistiamo (12 punti su 22), nelle altre aree strategiche la performance italiana è disastrosa:

  • Prezzi e tassazione: 10 punti su 30
  • Campagne informative (mass media): 0 punti su 13
  • Divieti di pubblicità e promozione: 4 punti su 10
  • Offerta di supporto per smettere di fumare: 1 punto su 10
  • Contrasto al commercio illegale: 5 punti
  • Prevenzione delle interferenze dell’industria: 0 punti su 2

Il panorama europeo: chi sale e chi scende

Per la prima volta nel 2025, a livello europeo, un numero maggiore di Paesi ha registrato un punteggio inferiore rispetto al passato. Le cause principali? I prodotti a tabacco riscaldato non sono stati regolamentati allo stesso modo delle sigarette tradizionali e i prezzi non sono stati adeguati all’inflazione.

  • Chi sale: 11 Paesi hanno migliorato il punteggio. Spiccano i Paesi Bassi (+9), la Slovenia (+8), il Belgio (+5) e il Portogallo (+5), grazie a divieti di fumo più rigidi e un rafforzamento delle politiche sui prezzi.
  • Chi scende: 23 Paesi peggiorano. I crolli più pesanti sono di Romania (-25), Italia (-15), Grecia (-10) e Repubblica Ceca (-9), quasi tutti penalizzati per l’esclusione del tabacco riscaldato dalle normative antifumo e pubblicitarie.
  • I leader e i fanalini di coda: A guidare la classifica ci sono nove Paesi (con punteggi tra 60 e 80), capitanati dall’Irlanda (80/100), che vanta il sistema più completo di controllo. L’Italia, invece, rientra tra i 19 Paesi “insufficienti” (sotto i 50 punti) e sfiora la zona critica degli otto Paesi con punteggi inferiori a 45 (dove le posizioni peggiori in assoluto sono di Bosnia-Erzegovina e Svizzera).

Le responsabilità della politica e l’ombra di Big Tobacco

Come si spiega questa emorragia di posizioni nella graduatoria europea? Il declino non è casuale.

Dal 2014 a oggi, i vari governi che si sono succeduti – dal Governo Renzi fino al Governo Meloni – hanno sistematicamente optato per un atteggiamento di pacificazione nei confronti dell’industria del tabacco. Il Ministero della Salute è stato via via estromesso dalla guida delle politiche sul tabacco. Al suo posto, i Ministeri economici hanno trovato in Big Tobaccco un interlocutore interessato a fare investimenti nel settore dei prodotti a tabacco riscaldato e dei sacchetti di nicotina. La tolleranza si è così trasformata in una vera e propria alleanza che ha paralizzato le politiche nazionali di controllo (zero investimenti in campagne informative, tasse inadeguate e zero barriere contro le interferenze delle lobby).

Oggi l’Italia non solo subisce passivamente queste dinamiche in casa propria ma, insieme ad altri Paesi del gruppo di coda, cerca di condizionare al ribasso persino la politica sanitaria dell’Unione Europea.

Fonte

Scarica il report facendo clik su TCS2025EU