Nella primavera 2025 è nata l’Alleanza per un Italia senza tabacco, associazione senza fini di lucro e legalmente riconosciuta, uno strumento per dare maggiore stabilità e proseguire con energia il percorso iniziato dieci anni prima.

Era, infatti, il 2015 quando l’Associazione Italiana di Epidemiologia ha promosso la costituzione del Gruppo di lavoro per l’Endgame del tabacco in Italia, per sostenere anche nel nostro Paese quell’azione politica complessiva di contrasto all’uso del tabacco, che molti altri paesi avevano adottato. Al gruppo hanno attivamente partecipato ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano e dell’Istituto per la Prevenzione e la Rete Oncologica della Toscana, accademici dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Università Avogadro del Piemonte Orientale, membri di società medico-scientifiche (Associazione Italiana di Epidemiologia, Società Italiana di Tabaccologia, Società Italiana di Igiene e Sanità Pubblica, Consulta Interassociativa Italiana della Prevenzione).

Erano anni di fiducia nell’azione di sanità pubblica dello Stato. Dall’entrata in vigore della legge Sirchia nel 2005 fino al 2015, il mercato del tabacco in Italia si è caratterizzato per una continua riduzione delle vendite e della prevalenza di fumatori.

Lo Stato orientava le proprie politiche verso la protezione della salute, mentre l’industria sembrava messa nell’angolo, impegnata in interventi di respiro limitato, come quello di puntare sull’offerta di tabacco trinciato per sigarette rollate per fare presa sui giovani, oppure quello di rivolgersi a clientele di nicchia con i prodotti particolari come i sigaretti.

Dopo decenni di bugie, i produttori si erano visti costretti ad ammettere che le sigarette tradizionali sono un prodotto mortale e, a quel punto, potevano solo giocare in difesa, facendo appello alla libertà del consumatore.

Il Manifesto per l’Endgame del tabacco

In quegli anni, il Gruppo di lavoro mette a punto un manifesto per l’Endgame del tabacco in Italia, sottoscritto da 27 organizzazioni di sanità pubblica e da numerosi singoli professionisti della salute, lanciando una serie di iniziative di advocacy tra cui quelle finalizzate ad aumentare la tassazione sui tabacchi, all’applicazione di leggi efficaci come la Direttiva Europea tabacchi n. 40, a contrastare la collaborazione tra istituzioni e produttori, a smascherare le finalità dell’industria del tabacco nei casi di interventi di responsabilità sociale, di sponsorizzazione di convegni medici, di interferenza nelle politiche riguardanti il tabacco e di marketing occulto. Tobacco Endgame, inoltre, si impegna nella valutazione dell’impatto dei nuovi prodotti del tabacco.

Big tobacco: da nemica ad alleata della salute pubblica?

L’ottimismo di quel periodo, però, si rivela presto fallace: l’industria del tabacco avvia una profonda trasformazione, con l’innovazione del prodotto, della retorica e del marketing. Per quanto riguarda i nuovi prodotti, il loro sviluppo incomincia al di fuori delle grandi multinazionali del tabacco con le sigarette elettroniche (in Italia disponibili già dal 2006), e continua poi con l’introduzione dei prodotti a tabacco riscaldato (in Italia dal 2015) e, più di recente, dei sacchetti di nicotina.

La commercializzazione di questi nuovi prodotti, si accompagna a una retorica nuova, che assume che siano a minor rischio per la salute e che, perciò, nel tempo sostituiranno le sigarette. La tecnologia permetterà di continuare ad assumere nicotina senza divieti e senza sforzi per smettere di fumare. Con questa operazione, l’industria del tabacco si propone come alleata della salute pubblica.

La strategia della riduzione del danno, potenza del bias di conferma

Questa retorica, che va tuttora sotto il nome di “strategia di riduzione del danno” si è rivelata potente e insidiosa, perché basata su affermazioni che assumono forma di verità in quanto desiderabili. L’industria propaganda subdolamente, e i consumatori vogliono crederci, l’innocuità dei nuovi prodotti del tabacco, pur in assenza di prove concrete. È un errore di giudizio ben noto, il cosiddetto bias di conferma.

Questa retorica è sostenuta da un imponente apparato propagandistico che poggia in parte  su centri di ricerca sulla riduzione del danno, riccamente finanziati, come quello creato presso l’Università di Catania, e in parte sulla benevolenza interessata dei media.

Nasce il sito Tabacco Endgame

Il Gruppo reagisce e nell’autunno del 2018, per dare continuità all’azione di contro- informazione e alle iniziative di advocacy, pubblica il website  www.tabaccoendgame.it.

Il sito è strutturato in sezioni, tra cui quella dei dati, delle politiche, delle azioni di advocacy e si aggiorna con cadenza all’incirca settimanale. I suoi 400 articoli (finora) trattano la problematica del tabacco da molteplici punti di vista: dai danni per la salute, all’ambiente, all’economia, alle politiche sanitarie e fiscali. L’intento è quello di fornire a tutte le persone interessate informazioni sul tabacco e sulle politiche di controllo, caratterizzate dall’essere scientificamente rigorose, evidence-based e nel quadro delle azioni di contrasto del tabagismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. A luglio 2025, il sito ha ricevuto attenzione da oltre 540.000 visitatori.

Questa volta però lo Stato non interviene

I nuovi prodotti del tabacco sono entrati sul mercato trovando varchi aperti a causa dell’ambiguità della loro presentazione e perché lo Stato ha mancato di renderli equiparati a quelli già esistenti. Solo con il decreto n. 104 del 12 settembre 2014, ma limitatamente all’ambito scolastico, i nuovi prodotti sono stati equiparati alla sigaretta tradizionale e sottoposti alla Legge Sirchia.

In tutti gli altri ambiti, i nuovi prodotti riescono quindi a sfuggire ai divieti di pubblicità e di consumo in molti luoghi pubblici. Inoltre, godono di un regime fiscale favorevole. I nuovi prodotti sono di fatto in libera vendita come beni di consumo e fortemente sostenuti da attività di promozione e pubblicità, più o meno occulta, volte a catturare segmenti di mercato indipendentemente che siano composti da fumatori, ex fumatori, o mai fumatori, persone adulte o giovanissime.

Competizione e innovazione

Negli anni recenti, in Italia, dietro il paravento della riduzione del danno e grazie all’inerzia dei legislatori, l’industria ha moltiplicato l’offerta di prodotti che differiscono per la modalità di assunzione, la concentrazione di nicotina, gli aromi e la tecnologia, competendo per la conquista di nuove fette di consumatori.

Come era facile prevedere, le vendite di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato sono aumentate esponenzialmente e lo storico trend in diminuzione delle vendite di sigarette tradizionali si è arrestato del tutto nel 2024, anno in cui sono stati venduti 370.000 kg equivalenti in più rispetto al 2023. Anche la riduzione della frequenza di fumatori si è arrestata mentre gli adolescenti italiani sono tra i maggiori consumatori di sigarette elettroniche in Europa.

Battersi per la salute

Il Gruppo per il Tobacco Endgame in Italia ha affrontato, perciò, il tema dell’impatto dei nuovi prodotti del tabacco, scoprendo che nel mondo reale raramente vengono consumati dai fumatori in sostituzione delle sigarette ma, più spesso, in aggiunta ad esse e, in particolare, sono utilizzati dai  ragazzini che diventano così dipendenti, e dagli ex-fumatori che in tal modo, riprendono a fumare.  L’interferenza dell’industria del tabacco verso le autorità locali e centrali riesce spesso a passare inosservata e l’attuale cultura istituzionale sembra non percepire le violazioni della Framework Convention on Tabacco Control dell’OMS, ratificata anche dall’Italia, in base alla quale l’industria del tabacco non deve interferire nelle decisioni sulle politiche del settore.

Smascherare l’azione della lobby del tabacco che interferisce sistematicamente nelle decisioni riguardanti le politiche del settore e il marketing occulto è un’attività che richiede ancora molto impegno e molto lavoro per avere successo, ma rimane un obiettivo cruciale.

L’Alleanza per un’Italia senza tabacco

A dieci anni dalla sua nascita, il movimento del 2015 acquista oggi una veste giuridica con la fondazione dell’Alleanza per un’Italia senza tabacco, che potrà così stipulare convenzioni e collaborazioni non solo a livello nazionale, ma anche con le principali reti europee indipendenti di controllo del tabagismo, come la Smoke-Free Partnership (SFP) e la European Network for Smoking and Tobacco Prevention (ENSP). Obiettivo è quello di rendere più efficace l’azione di advocacy svolta finora. Tra i primi atti della neonata Alleanza è stata la scrittura di una versione aggiornata del Manifesto.

Stesura del manifesto del 2015

A favore di una strategia di endgame del tabacco in Italia

Manifesto delle società scientifiche di Sanità Pubblica italiane per il “fine corsa” del tabacco

Il tabacco è ancora la prima causa prevenibile di morte e di malattia a livello mondiale: provoca globalmente oltre 6 milioni di morti l’anno, è responsabile del 4% degli anni di vita persi, il 12% in Europa (Global burden of disease, 2010), e di un costo economico stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in 500 miliardi di dollari l’anno. Un fumatore costa in media 71.600 euro in più ai servizi sanitari rispetto ad un non fumatore (Ioannidis 2013).

Eppure in Italia, dopo i successi ottenuti nella lotta al fumo passivo e l’approvazione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco (Framework convention on tobacco control), il trattato internazionale messo a punto dall’OMS e sottoscritto da centinaia di paesi, si assiste a una stasi nel varo di strategie efficaci contro questo flagello.

Ogni intervento efficace di lotta al tabagismo fa diminuire il consumo di sigarette fumate, e produce immediati effetti sulla salute. Gli operatori economici, legati alla produzione, lavorazione e distribuzione dei prodotti del tabacco, ed i centri di consulenza da essi finanziati, esercitano pressioni sui governi, sui parlamentari e sulle agenzie centrali agitando lo spettro della diminuzione delle entrate dello Stato. Apparentemente, si tratta di un conflitto fra le istanze economiche (circa 13 mld di €/anno di gettito fiscale, un giro d’affari superiore ai 20 mld di €/anno, oltre a circa 200.000 occupati nel settore) e quelle di salute. Per queste ultime non esistono dati certi, relativi all’Italia. Uno studio commissionato dalla Commissione Europea ha stimato che per il nostro paese nel 2007 i costi del tabacco sono stati di 21.5 mld di € (9 mld di € di costi diretti e 12.5 mld di € di costi indiretti – Tiessen 2010), che non includono i costi, cosiddetti intangibili, dei circa 70.000 morti provocati dal tabacco (Gallus 2011). Tuttavia, considerato che l’elasticità della domanda, rispetto all’aumento del prezzo, è scarsa, c’è da aspettarsi che nel breve-medio periodo, un aumento progressivo delle tasse porti a un incremento delle entrate fiscali, invece di una riduzione (World Bank 1999).

La politica però stenta a trovare il coraggio di promuovere politiche lungimiranti, atte ad ottenere benefici essenziali per la popolazione, anche se talvolta lontani nel tempo.

Le società scientifiche e professionali di sanità pubblica italiane, che operano per migliorare la salute della popolazione, non possono però accettare questa situazione. Per questo sottoscrivono questo Manifesto che sollecita lo Stato Italiano a definire una strategia a lungo termine di “fine corsa” per il tabacco in Italia, che, a livello internazionale, è chiamata “tobacco endgame strategy” (Malone 2010).

Cosa è una strategia di endgame? Abbiamo oggi prove scientifiche che alcuni interventi siano capaci di ridurre sostanzialmente la frequenza di fumatori: politiche di prezzo e di limitazione d’uso, informazione efficace, campagne di mass media, strategie di disassuefazione, interventi di prevenzione primaria. Una programmazione articolata e graduale della loro attuazione nel tempo può portare alla riduzione, progressiva e sostanziale, del numero di fumatori, fino ad arrivare al “fine corsa” in 20-25 anni: l’eradicazione del tabagismo, cioè una prevalenza al di sotto del 5%.

Alcune nazioni hanno già elaborato proprie strategie, e anche fissato la data dell’endgame: la Nuova Zelanda e l’Irlanda nel 2025, la Scozia nel 2034, la Finlandia nel 2040. Altri stati si stanno muovendo in questa direzione come l’Australia, l’Uruguay e il Canada (Thomson 2012).

Una strategia a lungo termine permette di articolare nel tempo gli interventi di riduzione del numero di fumatori, in parallelo con quelli di riequilibrio economico, per consentire di assorbire gli effetti indesiderati dell’auspicato calo delle vendite, sostituendo le fonti di entrata delle accise, orientando diversamente le aziende impegnate nella coltivazione del tabacco e nella sua trasformazione e distribuzione. Il supporto da parte dei cittadini sarà probabilmente elevato: già oggi più della metà dei cittadini italiani (57.8%), ma anche il 42% dei fumatori, sarebbe addirittura a favore  di un divieto totale dell’uso di tabacco (Gallus 2014).

La strategia di “fine corsa”, oltre che includere tutti gli interventi cui lo Stato italiano si è impegnato sottoscrivendo la Convenzione quadro per il controllo del tabacco, deve arricchirsi di altre azioni efficaci ed innovative scaglionate nel tempo, quali ad esempio:

  1. aumenti progressivi della tassazione;
  2. estensione progressiva delle aree di divieto di fumo (ad esempio aree di competenza sanitaria, parchi per bambini, automobili in presenza di bambini, strutture sportive ecc);
  3. riduzione progressiva del contenuto massimo di nicotina nel tabacco (Malone 2013);
  4. strategia di cessazione, incentrata su prestazioni efficaci e gratuite, e supportata da interventi di promozione della cessazione, ad esempio tramite campagne di comunicazione;
  5. destinazione di una parte dei maggiori introiti fiscali, frutto dell’aumento della tassazione,  venga investita in interventi di prevenzione e cessazione;
  6. un programma di riconversione dell’industria del tabacco in Italia e di riqualificazione degli occupati nel settore ed un programma di riconversione del settore della tabacchicoltura;
  7. l’adozione di confezioni generiche per i pacchetti di sigarette e di tabacco;
  8. l’incentivazione della sostituzione del tabacco con prodotti alternativi meno dannosi, come ad esempio prodotti rilascianti nicotina (van der Eijk 2013)
  9. una strategia di comunicazione e narrazione del tabacco e dell’endgame che miri a de-normalizzarne l’uso in Italia, a cui dovrebbero contribuire campagne di mass media, e una condivisione dei valori della strategia con membri influenti della società civile;
  10. la decisione di vietare il tabacco per tutte le generazioni nate successivamente ad un dato anno, ad esempio il 2005 (Berrick 2013)

Le società scientifiche di Sanità Pubblica italiane che hanno sottoscritto questo manifesto, chiamano le istituzioni interessate, il Ministero della salute, il Ministero dell’economia e finanze, il Ministero delle politiche agricole, il Ministero dello sviluppo economico, oltre che la Presidenza del Consiglio, ad un confronto sulla strategia per l’endgame in Italia, e si dichiarano fin d’ora disponibili ad ogni collaborazione al fine di una sua rapida definizione.

 


Per approfondire:

Vedi anche la bibliografia analitica del Manifesto

Strategie endgame LINK a BOX DOCUMENTAZIONE, sotto cartella STRATEGIE ENDGAME

 

Riferimenti

  • Berrick AJ.The tobacco-free generation proposal. Tob Control 2013; 22:122-126.  nlm.nih.gov/pubmed/23591500
  • Gallus S et al. Support for a tobacco endgame strategy in 18 European countries.Pre Med 2014; 67:255-58. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25117519
  • Gallus S et al.Smoking prevalence and smoking attributable mortality in Italy, 2010. Prev Med 2011; 52:434-438. sciencedirect.com/science/article/pii/S0091743511001216
  • JP, Henriksen L, Prochaska JJ. Endgame: engaging the tobacco industry in its own elimination. Eur J Clin Invest. 2013 Dec;43(12):1366-70. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24117211
  • Malone RE. Imagining things otherwise: new endgame ideas for tobacco control. Tob Control 2010;19:349–50. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20876073
  • Malone RE. Tobacco endgames: what they are and are not, issues for tobacco control strategic planning and a possible US scenario.Tob Control 2013;22:i42–i44. http://tobaccocontrol.bmj.com/content/22/suppl_1/i42.abstract
  • Thomson G et al. What are the elements of the tobacco endgame?Tob Control 2012;21:293-95. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22345272
  • Tiessen J. Hunt P, Celia C et al.Assessing the Impacts of Revising the Tobacco Products Directive. Study to support a DG SANCO Impact Assessment. Final report. RAND Europe, September 2010.http://ec.europa.eu/health/tobacco/docs/tobacco_ia_rand_en.pdf
  • Van der Eijk Y. Development of an integrated tobacco endgame strategy. Tob Control 2013;0:1-5.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24188989
  • World Bank: Curbing the epidemic: governments and the economics of tobacco control (1999) http://documents.worldbank.org/curated/en/914041468176678949/pdf/multi-page.pdf