1. Marlene a Berlino nella Weimar libertaria
Negli anni ’20 del secolo scorso, nella Berlino libera e decadente della Repubblica di Weimar, Marlene Dietrich si esibisce prevalentemente nei locali di varietà. Il critico teatrale viennese Alfred Polgar assiste alla pièce Broadway, una noiosa storia di gangster in cui il’unica nota di vivacità è data da cinque girls “elegantemente svestite” che ballano all’unisono. Una di esse uccide il caporione con un’affascinante e totale indifferenza. Polgar rimane folgorato da quella giovane attrice, un viso «che parla non solo all’occhio ma anche allo spirito» e anni dopo, costretto a fuggire dall’Austria a causa delle sue origini ebraiche per riparare negli USA, le dedicherà un ritratto,un piccolo libro recentemente pubblicato anche in Italia.

Qualche anno dopo, nel 1929 (l’anno della grande crisi), anche il regista Josef von Sternberg rimane impressionato da Marlene e, contro l’orientamento della casa di produzione, la sceglie come protagonista de L’Angelo Azzurro (1930), il primo film sonoro in Europa. Marlene vi interpreta la provocante cantante Lola Lola, una prova che oscurerà quella pur straordinaria di Emil Jannings nel ruolo del protagonista del romanzo originale: il severo professor Rath (nome che gli studenti storpiano in Unrath, ossia “immondizia”). Rath si reca nel cabaret L’Angelo Azzurro per dare una lezione ad alcuni suoi studenti, ma incontra la seducente Lola. Si lascia sedurre, le si assoggetta e la sposa. La segue in tournée, cadendo in una vita umiliante in cui si riduce a vendere foto osé della moglie. Ritornato a L’Angelo Azzurro, Rath viene costretto a esibirsi come clown davanti ai suoi concittadini; scoperto poi il tradimento di Lola, impazzisce e tenta di strangolarla. Infine, distrutto, si rifugia di notte nel suo vecchio ginnasio, dove muore stringendo la sua cattedra.
2. Il fumo ne L’Angelo Azzurro significa decadimento e sregolatezza
Ne L’Angelo Azzurro il fumo non ha ancora finalità pubblicitarie. Del resto, i documenti d’archivio della casa di produzione (UFA) dimostrano l’assenza di sponsorizzazioni commerciali dell’industria del tabacco. La sigaretta nel film è una scelta puramente estetica e narrativa di von Sternberg:
- Rath: all’inizio, nel suo mondo borghese e ordinato, il fumo è del tutto assente. Nell’incontro fatale con Lola, fa cadere goffamente le sigarette della donna e si china sotto il tavolo ai suoi piedi per raccoglierle (e sbirciare le sue gambe): un chiaro segno della sua sottomissione.
- L’ambiente del cabaret: l’aria è densa di fumo e fumano personaggi come l’impresario e illusionista Kiepert, vera anima nera della storia. Fumano gli impudenti studenti acciuffati dal Professore, così come alcune ballerine piuttosto scalcagnate. Fuma anche l’uomo che, verso la fine del film, corteggia Lola disprezzando Rath. Il fumo qui è simbolo di caos morale e vizio: l’ambiente in cui affonda la rispettabilità di Rath.

- I derelitti: fumano molto i personaggi più degradati e, ormai disperato, fuma lo stesso Unrath quando comprende di essere diventato un tragico zimbello nelle mani della donna.
- Lola: gestisce la sigaretta in modo episodico e calcolato. Il suo potere magnetico si basa sul corpo e sul canto; la sigaretta le serve quasi solo come accessorio di seduzione temporanea e come strumento funzionale al controllo del proprio spazio.
Il film è un grande successo in tutta Europa. Mentre a Berlino si festeggia, Marlene è già in volo per gli Stati Uniti con in tasca un contratto con la Paramount.
3. Il passaggio a Hollywood: Marlene, la sigaretta e la libertà
3.1 Crollo di Wall Street e Grande Depressione: la crisi delle Major e il boom del tabacco
Quando nel 1930 Marlene arriva negli Stati Uniti, trova una società alle prese con le ferite inferte dalla grande crisi finanziaria del ’29. Il mondo del cinema, grazie all’introduzione del sonoro, si era inizialmente protetto dalla crisi, ma aveva dovuto investire molto per adeguare le sale contraendo colossali debiti con le banche. A causa della depressione subì un calo degli incassi di oltre il 30% e conseguenti fallimenti di massa. Grandi studios come la Paramount e la Fox finirono in bancarotta, e gli istituti finanziari (come Morgan e Rockefeller) presero il controllo di quasi tutte le major cinematografiche. Per far dimenticare la crisi, Hollywood iniziò a produrre film di genere musicale, commedie sofisticate e monster movie come King Kong.
L’industria del tabacco, al contrario, crebbe notevolmente: le sigarette vennero considerate beni di prima necessità per alleviare lo stress. I grandi marchi tagliarono i prezzi per competere con i tabacchi economici e si verificò il boom del fumo femminile.
I produttori di sigarette avevano abbattuto il tabù del fumo femminile e spinto le donne americane a fumare. Una volta sdoganato il gesto in pubblico, l’industria del tabacco necessitava di uno strumento per “insegnare” quotidianamente alle donne come fumare e per incorporare la sigaretta nella vita di tutti i giorni. Questo strumento fu proprio il cinema di Hollywood.
3.2 Marlene Dietrich: un antidoto alla crisi
Nel 1930, la casa di produzione Paramount Pictures era sull’orlo del fallimento a causa dei debiti accumulati per il sonoro e del crollo di Wall Street. Nel frattempo, la rivale MGM dominava il mercato grazie a Greta Garbo, la diva assoluta del momento. Per sopravvivere alla crisi, la Paramount aveva il disperato bisogno di creare una rivale alla Garbo: Marlene Dietrich. Sotto la guida del regista Josef von Sternberg, l’immagine della Dietrich venne artificialmente ricostruita per rispondere al bisogno di evasione del pubblico della Grande Depressione.
3.3 Marocco (1930): Il fumo attribuisce carisma e sollecita identificazione
Nel suo primo film americano, Morocco (1930), l’entrata in scena di Marlene è uno shock: sale sul palco in frac maschile, bacia una donna tra il pubblico e fuma una sigaretta. Con questa performance, la sigaretta cessa di essere un semplice accessorio e si consacra a simbolo divistico di indipendenza e potere.

Nel film tutti i personaggi principali fumano continuamente: il legionario Gary Cooper, l’elegante Adolphe Menjou e ovviamente la cantante Amy Jolly (Marlene Dietrich). Sternberg trasforma la sigaretta in un distintivo di carisma, modernità e autonomia emotiva:
- Amy Jolly (Marlene Dietrich): il fumo definisce la sua identità fin dalla celebre scena del cabaret in frac e cilindro. La sigaretta sottratta a una spettatrice, accesa e seguita dal bacio, non è solo trasgressione: è lo scudo visivo con cui rivendica indipendenza e fascino androgino.
- Tom Brown (Gary Cooper): è l’archetipo del legionario affascinante e ribelle. Il gesto continuo di rullarsi la sigaretta con una sola mano diventa un rituale fisico che ne definisce la calma, il rigore maschile e il magnetismo emotivo.
- La Bessière (Adolphe Menjou): rappresenta la sofisticazione aristocratica ed elegante. Fuma sigarette raffinate o sigari, completando il triangolo dei personaggi “desiderabili”.

I personaggi secondari o antagonisti (ufficiali rigidi, burocrati, passanti senza nome) non fumano o, se lo fanno, il fumo non viene enfatizzato dalla regia. Sternberg usa la luce filtrata dal fumo della sigaretta quasi esclusivamente per avvolgere i volti dei protagonisti, guidando lo sguardo e l’empatia dello spettatore verso chi possiede aura e rilevanza drammatica.
In sintesi: mentre ne L’Angelo Azzurro il fumo è sintomo di degradazione e disordine sociale, in Morocco diventa una vera e propria patente di fascino e centralità drammatica.
4. La cattura dell’icona: da simbolo a marketing globale
Ciò che era nato a Berlino come espressione di critica sociale e trasgressione artistica viene rapidamente appropriato dall’industria del tabacco americana:
- Product placement e contratti d’oro: studi storici (come quelli pubblicati sul British Medical Journal) confermano che tra il 1931 e il 1932 l’American Tobacco Company avviò pagamenti sistematici alle star di Hollywood per campagne di cross-promotion. Marlene Dietrich rientrò a pieno titolo nella cerchia dei testimonial di prima grandezza (i cui compensi arrivavano a 10.000 dollari a contratto, pari a centinaia di migliaia di dollari odierni).

- La campagna Lucky Strike: dagli anni ’30 fino al 1950, Marlene diventa il volto celebre delle sigarette Lucky Strike, prestandosi allo slogan «I protect my precious voice with Lucky Strike» (“Proteggo la mia voce preziosa con le Lucky Strike”), facendo leva proprio sul timbro vocale che l’aveva resa famosa nel sonoro.
- Meccanismo commerciale: il caso de L’Angelo Azzurro e del successivo approdo di Marlene negli USA svela un meccanismo perverso: un gesto di rottura e indipendenza femminile è stato tempestivamente svuotato della sua carica ed essiccato in un potente strumento di marketing per agganciare il nuovo mercato delle consumatrici.
5. Bibliografia e Fonti di riferimento
- Dario Tomasi. Vienna, Berlino, Hollywood e ritorno: L’angelo azzurro”, Il cinema di Josef von Sternberg. SPECCHIOSCURO, 10 Gennaio 2020.
- Alfred Polgar. Marlene. Adelphi, 2023.
- Lum, M. P. et al. (2008): Signed, sealed and delivered: “Big tobacco” in Hollywood, 1927–1951. (Analisi documenti interni e dei contratti riservati tra Big Tobacco e gli studios di Hollywood).
- Gilman, S. L., & Zhou, X. (2004): Smoke: A Global History of Smoking. Reaktion Books. (Inquadramento iconografico del fumo nel cinema di Weimar e Hollywood).
- Glantz, S. A. (2000): Tobacco in Hollywood: Movies and Tobacco. (Storia del product placement cinematografico).
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