Un solo interprete, due personaggi, due significati del fumo
Nella filmografia di Paolo Sorrentino, il fumo non è quasi mai un dettaglio casuale. Che si tratti della Roma decadente o della fredda Svizzera, l’atto di accendere una sigaretta diventa un’ossessione estetica e un vero e proprio strumento narrativo. Nei suoi personaggi, l’esposizione a vizi ed eccessi – tabagismo, alcol, droghe – funge costantemente da anestetico per intorpidire i sensi e allontanare lo spettro della vecchiaia e della morte.
Per comprendere i molteplici significati del fumo nel cinema di Sorrentino, è conveniente mettere a confronto due delle figure più iconiche nate dal sodalizio con Toni Servillo: Titta Di Girolamo e Jep Gambardella.
Titta Di Girolamo fuma per isolarsi dal mondo
Il fumo è uno scudo o comunque una barriera che lo protegge dai contatti umani. Ne Le conseguenze dell’amore (2004), Titta Di Girolamo vive da otto anni nella hall di un asettico albergo a Lugano, riciclando denaro per la malavita organizzata. In questo esilio dorato, il fumo assume una valenza implosiva: un modo per chiudersi in se stesso, ingoiare la propria ansia, reprimere le emozioni, soffocare i pensieri.
Titta è prigioniero di una routine ferrea. La sigaretta non è un piacere, ma un’unità di misura, uno strumento che gli serve a scandire un tempo altrimenti infinito e vuoto.
- Egli fuma quasi sempre da solo. Il fumo crea una cortina visiva e psicologica che lo separa dal mondo esterno, sigillando la sua solitudine e proteggendolo da contatti umani potenzialmente fatali.
- Titta fuma in pubblico, ma nasconde un segreto: si inietta eroina una volta a settimana, con precisione maniacale, per “non pensare”. Se la droga pesante è lo strumento privato per annullarsi, la sigaretta rappresenta la maschera pubblica, l’abitudine socialmente accettabile dietro la quale cela la sua vera identità. La sua postura, rigida e calcolata al millimetro, impedisce di associare il gesto del fumo a un qualche tipo di godimento.
Jep Gambardella: il teatro sociale del disincanto
Se Titta usa il fumo per scomparire, Jep Gambardella ne La grande bellezza (2013) lo usa per andare in scena. Re della mondanità romana, Jep vive con la sigaretta perennemente tra le dita.
Tanto il fumo di Titta è un gesto privato tanto quello di Jep è esibizionistico. La sigaretta si trasforma in un accessorio teatrale che, nei salotti, serve a mascherare la disillusione e il fallimento della sua generazione.
Come evidenziato dalla critica, la figura di Jep è legata al concetto di dissipazione. Accendere una sigaretta è un rito che riempie i silenzi e crea una nebbia artificiale per non vedere troppo chiaramente il vuoto circostante. Le sigarette bruciano e si consumano allo stesso modo del tempo e dei talenti dei protagonisti.
Un solo interprete, due personaggi, due significati del fumo
Sebbene incarnati dallo stesso attore, Titta Di Girolamo e Jep Gambardella rappresentano due poli diametralmente opposti nella semiotica del fumo, offrendo un esempio lampante di come il cinema utilizzi la sigaretta per tradurre visivamente il disagio interiore. Per Titta, il fumo è un atto solitario: la sigaretta funge da metronomo per scandire un tempo vuoto e da barriera per respingere il mondo. Al contrario, il fumo di Jep Gambardella è puramente esibizionista: un vezzo mondano che serve a mascherare, dietro dense volute, il fallimento di un’intera generazione. Sorrentino sfrutta così il tabacco come una vera e propria stampella esistenziale: da un lato l’anestetico calcolato per sopravvivere al gelo della malavita, dall’altro l’incenso profano del cinismo sociale.
Oltre Titta Di Girolamo e Jep Gambardella: il fumo nell’universo di Sorrentino
L’uso simbolico del tabacco, nel cinema di Sorrentino, non si limita ai due personaggi interpretati da Toni Servillo, ma attraversa l’intera filmografia del regista, assumendo significati diversi a seconda del disagio da rappresentare, come mostra questo schema allargato.
| Personaggio / Opera | Simbologia del Fumo | Gestualità e Messa in Scena |
|---|---|---|
| Titta Di Girolamo Le conseguenze dell’amore | Isolamento e metronomo: Misuratore del tempo vuoto, scudo contro i legami umani, copertura per la tossicodipendenza. | Postura rigida, movimenti calcolati. Fuma rigorosamente da solo nella hall dell’albergo. |
| Jep Gambardella La grande bellezza | Esibizionismo e vuoto: Accessorio teatrale, nebbia artificiale per nascondere il fallimento, anestetico contro la disillusione. | Gesti ampi, voluttari e mondani. Il fumo è sempre inserito in una dimensione sociale e relazionale. |
| Lenny Belardo (Pio XIII) The Young Pope | Potere e trasgressione: Esercizio arrogante dell’autorità incontestabile, sfida alle regole (fuma dove è vietato). | Fumo come “incenso profano”. Viene spesso ripreso dal basso o in controluce per esaltare la densità autoritaria della nuvola. |
| Cheyenne This Must Be the Place | Trauma e regressione: Apatia, tempo sospeso, il restare ancorati a un’infanzia e a un passato irrisolti. | Gesto distratto, quasi meccanico e trascurato. La sigaretta pende dalle labbra in modo stanco. |
| Fred Ballinger e Mick Boyle Youth – La giovinezza | Scudo contro la morte: Rituale di una mascolinità e di una creatività in declino, tentativo di esorcizzare la vecchiaia. | I protagonisti spesso fumano in momenti di contemplazione (es. alle terme), in contrasto visivo con i corpi giovani che li circondano. |
Bibliografia e Riferimenti
- Brogi, D. (2014). La memoria e lo sperpero. Su “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Le parole e le cose. [Articolo ad accesso libero]
- Loparco, S. (2024). Paolo Sorrentino. Via Caldieri, 66. Edizioni Il Foglio.
- El-Falaky, S. et al. (2025). When the language of smoking says it all: a semiotic-psychoanalytic decoding. Language and Semiotic Studies.
Nota editoriale: La prima stesura e la strutturazione di questa scheda sono state supportate da strumenti di intelligenza artificiale, per poi essere interamente revisionate, integrate e validate dalla redazione.