L’Italia ha giocato nella squadra sbagliata
La COP11 della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco (FCTC) dell’OMS, che si è tenuta a Ginevra nel novembre 2025, si è conclusa con un bilancio in chiaroscuro. Da un lato la volontà di mantenere alta l’attenzione sui danni ambientali e le responsabilità dell’industria, dall’altro un evidente stallo su decisioni operative chiave riguardanti trasparenza del contenuto dei prodotti del tabacco e nuovi prodotti.
L’Italia ha svolto un ruolo importante come uno dei migliori alleati dell’industria del tabacco.
1. Le buone notizie
La COP ha visto la partecipazione di 160 Parti, varie ONG e rappresentanti dei giovani, un totale di 1.600 iscritti, compresi i membri delle delegazioni e persone che hanno preso parte all’incontro in qualità di osservatori. Sono stati trattati approfonditamente tutti i temi in agenda. Le decisioni importanti sono state tre.
L’industria del tabacco è responsabile dei danni che arreca all’ambiente (articolo 18 e 19)
La Conferenza ha esortato le Parti a rafforzare le misure nazionali per prevenire e gestire i rifiuti derivanti da tabacco e prodotti a base di nicotina: tra cui il coordinamento intersettoriale, la riclassificazione dei rifiuti, la lotta al greenwashing, il recupero dei costi dei danni e la salvaguardia contro l’influenza dell’industria. Inoltre, la Conferenza ha incaricato il Segretariato della Convenzione Quadro di elaborare un rapporto che possa servire alle Parti per attuare le misure efficaci per prevenire e gestire i rifiuti originati dai prodotti a base di tabacco.

In Italia, questo potrebbe significare la riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento da microplastiche e recupero di costi che ammontano secondo le stime a 201 milioni di euro all’anno. Le opzioni politiche sono delineate nel rapporto (FCTC/COP/11/6 e FCTC/COP/11/7).
Adozione di misure lungimiranti senza interferenze (articolo 2.1)
Sulla base del rapporto del gruppo di esperti (FCTC/COP/11/5), la Conferenza ha invitato le Parti a prendere atto di misure volontarie lungimiranti di controllo del tabacco, andando oltre le misure esistenti prescritte dalla Convenzione. Ha suggerito strategie come quella della “Generazione senza tabacco”. Le Parti possono fare riferimento all’ultimo policy brief per ottenere indicazioni sull’applicazione di questi nuovi approcci nella propria giurisdizione.
Rafforzamento dei finanziamenti ai programmi di controllo del tabacco
I Paesi hanno concordato un aumento del sostegno finanziario statale per i programmi nazionali di controllo del tabacco, riconoscendo che la mancanza di risorse è spesso il freno principale nei paesi a basso e medio reddito.
2. Punti critici
La COP11 è stata segnata da forti tensioni politiche e da quella che molti osservatori hanno definito un’interferenza senza precedenti dell’industria, portando a un nulla di fatto su temi cruciali.
- Nuovi prodotti (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato): c’è stata una spaccatura tra i Paesi che volevano applicare a questi prodotti le regole in vigore per le sigarette, come il divieto di uso nei locali pubblici, divieto di pubblicità ecc. e i Paesi – come l’Italia – che sostengono le cosiddette strategie di riduzione del danno.
- Non è stato raggiunto un consenso su regole uniformi per il marketing transfrontaliero e gli aromi. La decisione è di fatto rinviata o lasciata alla discrezione dei singoli stati, creando un quadro normativo globale frammentario.
- Divieto dei filtri in plastica: la proposta di mettere al bando i filtri delle sigarette in acetato di cellulosa (una delle principali fonti di inquinamento da microplastiche al mondo) è rimasta una raccomandazione in quanto non è stata raggiunta la maggioranza necessaria per trasformarla in obbligo, a causa dell’opposizione di diversi delegati e delle pressioni commerciali.
- Trasparenza sui contenuti dei prodotti del tabacco: la regolamentazione sulla divulgazione dettagliata degli ingredienti dei prodotti del tabacco ha subito una battuta d’arresto. Invece di istituire un gruppo di lavoro formale con poteri decisionali, si è optato per un più debole “gruppo di consultazione informale”. Ma, per la verità, questa soluzione era stata prevista e annunciata.
La spaccatura interna all’Unione Europea
Come riportato da testate specializzate in politiche europee quali Euractiv e Health Policy Watch, l’Unione Europea si è presentata alla COP11 con una frattura interna significativa che ne ha indebolito il peso negoziale.
- La Delegazione europea, guidata dalla Presidenza di turno (Danimarca) e dalla DG SANTE ha tentato di spingere per un allineamento alle posizioni dell’OMS. L’obiettivo era duplice: (a) promuovere la regolamentazione dei nuovi prodotti (sigarette elettroniche, tabacco riscaldato, sacchetti di nicotina), trattandoli come prodotti del tabacco; (b) supportare la proposta di eliminazione dei filtri delle sigarette che sono inefficaci per la salute e disseminano microplastiche nell’ambiente marino.
- Il blocco dell’Italia e altri Stati membri: diversi Stati membri hanno contestato alla Commissione di aver cercato di imporre a livello internazionale vincoli che non erano stati concordati a livello europeo (dove la Direttiva Tabacco è ancora in fase di revisione). Questo scontro ha portato a una situazione paradossale in cui, in mancanza di una posizione comune solida, l’UE ha dovuto astenersi o rinunciare a guidare il dibattito su tematiche cruciali, lasciando un vuoto politico.
Il ruolo dell’Italia: tutela dell’industria del tabacco
L’Italia ha giocato un ruolo cruciale in negativo, guidando il fronte dei nove Paesi (tra cui Grecia, Polonia, Romania, Bulgaria) che hanno frenato sulle misure proposte dalla Commissione.
- No all’equiparazione dei nuovi prodotti ai prodotti del tabacco: l’Italia ha sostenuto che le decisioni sui nuovi prodotti (come il tabacco riscaldato) devono basarsi su evidenze scientifiche specifiche e non su quello che ha definito un rifiuto ideologico.
- Si alla riduzione del danno: l’Italia ha difeso l’idea che la riduzione del danno (harm reduction) possa avere un ruolo e che i divieti totali potrebbero spingere i consumatori verso il mercato illecito. Bisogna sottolineare che questa posizione dell’Italia è una assoluta novità, in quanto il Ministero della Salute ha sempre sostenuto che la “riduzione del danno” NON è una politica di sanità pubblica per la lotta al tabagismo. Ma evidentemente l’abbraccio mortale dell’industria del tabacco ha convinto i ministeri economici.
- Interessi economici e occupazionali: dietro questa posizione c’è una forte motivazione economica. Fonti nazionali, quali i quotidiani la Repubblica e Il Sole 24 Ore evidenziano come la posizione italiana sia stata dettata dalla necessità di tutelare la filiera produttiva nazionale. L’Italia è il primo produttore europeo di tabacco greggio e ospita importanti stabilimenti per la produzione di stick per tabacco riscaldato (per esempio lo stabilimento Philip Morris a Bologna) e per la produzione di sacchetti di nicotina (per esempio lo stabilimento di Trieste della British American Tobacco).
Il governo italiano ha scelto di proteggere gli interessi di una filiera, quella del tabacco, che coinvolge in varia misura alcune decine di migliaia di persone (tabaccai, tabacchicoltori e dipendenti dell’industria), ma scapito della salute di milioni di attuali e potenziali consumatori che l’industria del tabacco tiene ben saldamente agganciati al proprio amo.
L’interferenza dell’Industria del Tabacco

L’industria del tabacco e della nicotina ha trasformato le proprie strategie di influenza, passando da un lobbying reattivo a una cattura politica proattiva. Ecco le quattro tattiche principali identificate:
- Lobbying Preventivo e Mirato: L’ingerenza non avviene più solo ai margini della conferenza, ma inizia molto prima, influenzando direttamente i ministeri (finanze, commercio, agricoltura) per ammorbidire le posizioni nazionali prima che le delegazioni arrivino a Ginevra.
- Manipolazione tramite Terze Parti: L’industria utilizza una vasta rete di “gruppi di facciata” (presunte associazioni di consumatori, think-tank, coltivatori) per amplificare i propri messaggi occultando i legami finanziari. L’obiettivo è dipingere il controllo del tabacco come irragionevole e minare la legittimità dell’OMS e del trattato stesso (es. eventi paralleli come “Good COP 2.0“).
- La Narrativa della “Riduzione del Danno”: Prodotti come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato vengono promossi come soluzioni per la salute pubblica per evitare regolamentazioni severe (su aromi e marketing). Tuttavia, i dati mostrano un aumento della dipendenza giovanile e del “doppio uso”, smentendo l’efficacia di tale approccio.
- Tattiche di Greenwashing: Per contrastare le norme sui rifiuti (es. filtri in plastica), le aziende promuovono campagne di pulizia e riciclaggio di facciata. Questa strategia ha bloccato il consenso sul divieto dei filtri alla COP11, spostando l’attenzione dalla responsabilità del produttore a false soluzioni di sostenibilità.
Conclusione
COP11 ha mostrato che l’industria del tabacco, cacciata dalla porta, è rientrata attraverso le delegazioni ufficiali dei Paesi che hanno deciso di svendere la salute dei cittadini in cambio del “piatto di lenticchie” di interessi particolari.
Pur appesantita da questo fardello, la COP11 ha segnato un miglioramento nel controllo globale del tabacco: le Parti hanno deciso di voler dare piena applicazione agli articoli 18 e 19 della Convenzione, adottando misure per responsabilizzare l’industria, in particolare per i danni ambientali e i costi economici che attualmente gravano sulla popolazione.
FONTI
1. Fonti Istituzionali e Ufficiali
- WHO FCTC Official Website (Sito ufficiale della Convenzione): Per i comunicati stampa finali e i documenti decisionali (Decisions e Journals della COP11)
- Consiglio dell’Unione Europea (Comunicazioni): note pubbliche e documenti relativi al coordinamento della posizione UE discussi nel gruppo: Working Party on Public Health.
2. Stampa Internazionale e Politica (documenta la frattura politica interna all’Europa e l’astensione dell’UE).
- Euractiv: EU fails to agree on common position ahead of COP11. Articoli simili di novembre 2025 che descrivono il blocco guidato dall’Italia e altri paesi.
- Health Policy Watch ha coperto in dettaglio l’interferenza dell’industria e lo stallo sui filtri in plastica e sui nuovi prodotti.
- EU Reporter: Ha seguito da vicino lo scontro tra la DG SANTE (Commissione) e gli Stati Membri.
https://www.at-schweiz.ch/en/at-blog/cop11
3. Stampa Italiana ed Economica
- La Repubblica (Sezione Economia & Finanza): Articoli del 20-22 novembre 2025 che titolano su “Italia guida il fronte del no” o “Tutela della filiera italiana a Ginevra”.
- Il Sole 24 Ore: riporta le implicazioni industriali per gli stabilimenti italiani (es. Philip Morris a Bologna) e la posizione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT)
- Sigmagazine (Stampa specializzata di settore delle sigarette elettroniche): Molto dettagliata per la cronaca giorno per giorno della COP11.