Cosa sono i determinanti commerciali della salute
Per decenni, la narrazione dominante sulle malattie legate al fumo si è concentrata sulla responsabilità individuale, colpevolizzando chi fuma per le proprie “cattive abitudini”. Ma la comunità medico-scientifica internazionale sta finalmente smontando questa prospettiva: i veri responsabili non sono le vittime della dipendenza, ma le multinazionali che la promuovono e sul di essa fanno i profitti.
Come recentemente ribadito in un autorevole articolo sul New England Journal of Medicine, il mondo della sanità pubblica deve adottare un nuovo paradigma: le aziende di “Big Tobacco” non sono semplici entità commerciali. Sono, a tutti gli effetti, vettori di malattie. Per la prima volta, il NEJM riconosce formalmente le grandi corporation come “vettori primari” di malattie.
Le aziende che producono e commercializzano prodotti dannosi per la salute agiscono letteralmente come vettori (trasmettitori) di malattie croniche, come cancro, diabete, malattie cardiovascolari, disturbi neurocognitivi. Attualmente, le malattie croniche sono responsabili del 74% di tutti i decessi nel mondo, e questo aumento va di pari passo con la diffusione di specifici prodotti commerciali.
Lo studio elenca i 5 settori industriali a maggior impatto letale: oltre al settore del tabacco (7,2 milioni di morti), quello dell’alcol: 1,8 milioni di morti, i combustibili fossili: 8,1 milioni di morti, i cibi ultra-processati: 2,3 milioni di morti; sostanze chimiche industriali e pesticidi: 1,8 milioni di morti. A questi si potrebbe aggiungere il settore del gambling cui è legato il dramma della ludopatia.
La metafora del vettore: diffondere epidemie per fare profitto
In medicina, un vettore è un organismo, come una zanzara o una zecca, che trasmette un agente infettivo, innescando un’epidemia. Le multinazionali del tabacco agiscono esattamente allo stesso modo: sono i vettori industriali che trasmettono una pandemia silenziosa di malattie non trasmissibili (NCD) come cancro, patologie cardiovascolari e disturbi respiratori.
I numeri sono spietati. Ogni anno, l’industria del tabacco è il fattore scatenante di 7,2 milioni di decessi a livello globale. Non stiamo parlando di un “effetto collaterale” del mercato, ma di un modello di business che si regge sulla sistematica distribuzione di un prodotto letale.
Le strategie dell’industria per occultare i danni per la salute e interferire nelle politiche
I documenti interni all’industria, resi pubblici per decisione del tribunale, a seguito del Master Settlement Agreement del 1988,, mostrano le elaborate strategie industriali messse in atto da Big Tobacco per ingannare i consumatori e i governi. Queste strategie, ciniche e calcolate, mirano unicamente a proteggere i profitti a discapito della salute collettiva:
- Fabbricare il dubbio: Finanziano ricerche “su misura” per generare incertezza, una tattica inaugurata negli anni ’50 per negare il legame tra fumo e cancro ai polmoni e usata oggi per promuovere i nuovi prodotti a tabacco riscaldato come “alternative sicure”.
- Lobbismo e interferenza: Agiscono dietro le quinte per ritardare, annacquare o bloccare le normative a tutela della salute pubblica, sfruttando enormi capitali.
- Marketing predatorio: Spostano il loro mirino verso i Paesi a basso e medio reddito, o verso i giovani, usando design accattivanti, aromi e campagne social per reclutare la nuova generazione di persone dipendenti dalla nicotina.
- Falsa responsabilità sociale (Washing): Si presentano come “partner” nella lotta al fumo, finanziando fondazioni per un mondo smoke-free, mentre continuano a vendere miliardi di sigarette tradizionali in tutto il mondo.
L’esperienza di Big Tobacco ha funzionato come un vero e proprio manuale d’istruzioni usato anche dalle altre industrie tossiche.
In che modo i governi possono trattare il vettore del tabagismo
Per raggiungere l’obiettivo di una società finalmente libera dal tabagismo bisogna smettere di considerare queste aziende come interlocutori legittimi. L’azione politica deve concentrarsi su misure drastiche che colpiscano la fonte:
- Esclusione totale: applicare in modo ferreo l’Articolo 5.3 della Convenzione Quadro OMS sul Controllo del Tabacco (FCTC), escludendo le multinazionali da qualsiasi tavolo decisionale sulle politiche che riguardano il tabacco.
- Trasparenza obbligatoria: smascherare e vietare i legami finanziari tra l’industria del tabacco e i ricercatori, i politici e le associazioni mediche.
- Smantellare il modello di business: ridurre drasticamente l’offerta, aumentare la tassazione e abolire ogni forma residua di marketing o sponsorizzazione mascherata.
L’epidemia di tabagismo non potrà essere fermata continuando a concentrare gli sforzi solo sulle scelte dei singoli individui. È tempo di affrontare il problema alla radice.
Fonte
Consortium of the Center to End Corporate Harm, University of California, San Francisco. Corporate Vectors of Chronic Disease — Using Internal Industry Documents to Craft Counterstrategies. The New England Journal of Medicine 2026 ; 394 : 1231 – 1237. DOI: 10.1056/NEJMms2507028