La Commissione Europea valuta l’impatto della Direttiva. Cosa ne pensiamo noi

La Direttiva Europea 2019/904/UE (SUP – Single Use Plastic), in vigore in Italia dal 14 gennaio 2022 (D.Lgs. 196/2021), vieta la commercializzazione di numerosi prodotti in plastica monouso non biodegradabile e compostabile. L’obiettivo principale è ridurre l’inquinamento marino, limitare la dispersione di plastiche e promuovere l’economia circolare con alternative riutilizzabili.
Prodotti usa e getta vietati sono: posate, piatti, bicchieri di plastica, cannucce, cottton fioc, buste di plastica. Invece, la Direttiva non vieta i filtri di sigarette ma, applicando il principio EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) impone a BIG TOBACCO di:

  • farsi carico dei costi per la pulizia delle strade e delle spiagge dai mozziconi, finanziare la raccolta (inclusa l’installazione di appositi cestini pubblici) e il successivo trattamento del rifiuto.
  • apporre sui pacchetti un’etichetta che riporti un simbolo chiaro che avvisa il consumatore della presenza di plastica nel filtro e dei danni ambientali causati dal suo abbandono.
  • finanziare campagne di informazione sul corretto smaltimento e scoraggiare il littering (l’abbandono nell’ambiente).

I filtri delle sigarette e la salute pubblica

I filtri delle sigarette rappresentano uno dei più grandi fallimenti della ricerca industriale che mirava a ridurre la nocività del fumo e, allo stesso tempo, una delle operazioni di marketing più ingannevoli della storia moderna. Introdotti negli anni ’50 con la promessa di ridurre i rischi per la salute, la scienza ha ampiamente dimostrato che non offrono alcuna reale protezione al fumatore. Al contrario, hanno generato una crisi ecologica senza precedenti: i mozziconi sono il rifiuto plastico più diffuso e abbandonato al mondo. La revisione della Direttiva Europea sulla Plastica Monouso (SUPD) offre ora un’opportunità irripetibile per smettere di tamponare il problema e risolverlo alla radice.

Una bomba ecologica a rilascio lento

Il problema dei mozziconi non è solo quantitativo, ma qualitativo. I filtri sono realizzati in acetato di cellulosa, una plastica che impiega decenni a degradarsi, frammentandosi in microplastiche che si infiltrano negli ecosistemi. Ma c’è un aggravante: i filtri agiscono come spugne per migliaia di sostanze chimiche (tra cui nicotina, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici). Una volta dispersi nell’ambiente o in acqua, rilasciano questo cocktail tossico, avvelenando la fauna ittica, i suoli e, potenzialmente, la catena alimentare umana.

I nuovi inquinanti e le false soluzioni

Il mercato della nicotina si sta evolvendo più velocemente delle normative. L’esplosione delle sigarette elettroniche usa e getta (che mescolano plastica, batterie al litio e liquidi tossici) e delle bustine di nicotina sta creando nuovi e massicci flussi di rifiuti che l’attuale Direttiva non tratta adeguatamente.

Inoltre, le soluzioni finora proposte dall’industria si sono rivelate inefficaci, se non dannose:

  • Il greenwashing dei filtri biodegradabili: sostituire l’acetato di cellulosa con materiali alternativi non risolve il problema. Un filtro biodegradabile intriso di tossine rilascia comunque veleni nell’ambiente.
  • L’inefficienza del recupero: le campagne di pulizia a valle (che pesano enormemente sui bilanci pubblici) non riescono ad arginare i miliardi di mozziconi dispersi. Il recupero su larga scala è tecnicamente ed economicamente irrealistico.
  • L’ingerenza dell’industria: i modelli di Responsabilità Estesa del Produttore attuali hanno un difetto strutturale. Permettere alle multinazionali del tabacco di co-gestire i sistemi di smaltimento o le campagne di sensibilizzazione crea un palese conflitto di interessi, trasformando una sanzione ambientale in un’operazione di pubbliche relazioni.

Le nostre richieste per la nuova Direttiva SUPD

Per un contrasto reale all’inquinamento da tabacco e nicotina, le misure “a valle” non bastano più. L’azione europea deve spostarsi sulla prevenzione alla fonte, attraverso tre interventi chiave:

  1. Divieto totale dei filtri per sigarette: eliminare i filtri dal mercato, vietandoli indipendentemente dalla loro composizione chimica o biodegradabilità. Essendo prodotti non essenziali e dannosi, la prevenzione alla fonte è l’unica via percorribile.
  2. Copertura normativa per i nuovi prodotti: allargare le maglie della Direttiva per includere rigorosamente tutti i nuovi rifiuti monouso legati alla nicotina (sigarette elettroniche usa e getta e pouches).
  3. Responsabilità Esetesa del Produttore pubblica e indipendente: i produttori devono coprire il 100% dei costi di pulizia e gestione dei rifiuti, ma attraverso contributi finanziari obbligatori versati a fondi pubblici indipendenti. L’industria del tabacco deve essere completamente estromessa dalla governance, dall’operatività e dalla comunicazione dei sistemi di gestione dei rifiuti. Ciò per evitare che Big Tobacco trasformi le campagne di sensibilizzazione in campagne di marketing.

Riferimenti Bibliografici

  1. Sull’inefficacia sanitaria e l’inganno dei filtri
  2. Sull’inquinamento da microplastiche e la tossicità ambientale
    • Slaughter, E., et al. (2011). Toxicity of cigarette butts, and their chemical components, to marine and freshwater fish. Tobacco Control, 20(Suppl 1), i25-i29.
    • Belzagui, F., et al. (2021). Cigarette butts as a microfiber source with a microplastic level of concern. Science of The Total Environment, 762, 144165.
  3. Sull’inefficacia dei filtri biodegradabili (Greenwashing)
    • Evans-Reeves, K. A., et al. (2022). The ‘filter fraud’ promise of biodegradable cigarette filters. Tobacco Control, 31(2), 221-224.
  4. Sull’ingerenza dell’industria e la necessità di riformare l’EPR (Responsabilità Estesa del Produttore)
    • Curtis, C., et al. (2017). Tobacco industry responsibility for global cigarette butt pollution: the case for Extended Producer Responsibility. Tobacco Control, 26(1), 81-87.
    • Araújo, M. C. B., & Costa, M. F. (2019). A critical review of the issue of cigarette butt pollution in coastal environments. Environmental Research, 172, 526-543.
  5. I Monitoraggi Legambiente Beach Litter e Park Litter mostrano che, dopo 4 anni dal DLgs 186/21, l’inquinamento da plastica monouso è un problema tutt’altro che risolto
    • La quantità: sulle spiagge italiane si trovano in media 892 rifiuti ogni 100 metri di litorale. Il trend è in peggioramento: le spiagge classificate come “sporche” o “molto sporche” sono passate dal 6,6% del 2024 al 28% nel 2025.
    • Il dominio del monouso: Il 78% dei rifiuti raccolti è costituito da plastica. Oltre il 40% del totale è composto proprio dai prodotti monouso nel mirino della direttiva SUP, tra cui i mozziconi di sigaretta.
    • L’impatto dei filtri: Un singolo filtro impiega in media 2 anni per degradarsi, frantumandosi in microplastiche e rilasciando nell’acqua e nel suolo oltre 200 sostanze tossiche assorbite durante la combustione del tabacco.