La fondazione Open e i rapporti con British American Tobacco
Attiva dal 2012 al 2018, con la finalità di sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi, con i convegni organizzati alla ex stazione di Firenze “Leopolda”, e la campagna per il sì al referendum costituzionale, la Fondazione Open subisce ora una indagine giudiziaria. La procura di Firenze la accusa di traffico di influenze illecite e di aver agito come articolazione di un partito politico. Nell’ambito dell’indagine è stato perquisito lo studio del Presidente di Open, l’avvocato Bianchi, ed è stato sequestrato l’elenco dei finanziatori tra i quali c’è la British American Tobacco che avrebbe versato alla fondazione € 250.000.
La Guardia di Finanza aveva già acquisito negli uffici romani di BAT la documentazione contabile e di altra natura che, assieme alla consultazione delle chat prelevate dalle utenze telefoniche, aveva consentito di ricostruire il rapporto strettissimo tra i manager BAT e gli esponenti più influenti dell’entourage del Senatore Renzi, come il Senatore Luca Lotti e il Presidente Bianchi. Scrive l’articolista: “Spuntano allora gli inviti alla Leopolda, dove i vertici italiani della società possono incontrare ministri e viceministri (“C’è il viceministro della Salute De Filippo, può essere interessante”), poi le cene elettorali da 20mila euro con Renzi, Carrai, Boschi e Lotti”.

Favori Reciproci
Nell’ambito di questi stretti rapporti, membri della fondazione si sono attivati contro l’introduzione del pacchetto generico e contro l’aumento della tassazione sui tabacchi, una delle principali misure di prevenzione del tabagismo. Dall’altra parte, Lorenzo Anichini, il tesoriere del Comitato “Basta un SI” fondato da Renzi a sostegno del referendum costituzionale del dicembre 2018, fu cooptato nel collegio sindacale della Bat. Bisogna dire che Anichini era già nel collegio dei revisori di Philip Morris Italia.
Il Fatto Quotidiano scrive che all’epoca del Governo Gentiloni, 2017, la British American Tobacco era in allarme per un emendamento alla legge di bilancio del 2017 che impegnava il governo ad aumentare le accise sul tabacco. L’emendamento saltò all’ultimo momento, e l’allora Ministro Lotti ne diede annuncio al manager BAT con un messaggio: “L’emendamento è morto”. Il reato ipotizzato a carico di Lotti, Bianchi e dei due manager di Bat, il vice presidente Gianluca Ansalone (oggi Novartis) e il responsabile relazioni esterne, Giovanni Carucci, è quello di corruzione.
La Stampa aggiunge un particolare: quando alla Camera si paventa il rischio che l’Assemblea approvi l’emendamento alla legge di Bilancio, i vertici di Bat contattano Lotti, arrivano al sottosegretario Baretta e ad Antonio Funiciello, dello staff del premier Gentiloni, dicendo che “la morte dell’emendamento” è una questione vitale per BAT. Viene informato anche il capogruppo del Pd Ettore Rosato. E’ notte quando si discute. Si attiva Lotti. Un suo collaboratore presidia la commissione e informa direttamente i manager. Ed è il ministro in persona ad annunciare la vittoria: “Da riunione di maggioranza, emendamento morto”.
In Italia, l’intreccio tra industria del tabacco con fondazioni legate alla politica e istituti di consulenza ostacola la prevenzione del tabagismo
Le multinazionali del tabacco e la lobby delle sigarette elettroniche hanno grande influenza sulla politica italiana. Esse utilizzano retoriche seducenti (ad esempio le argomentazioni contro le politiche paternalistiche e quelle a favore della riduzione del danno), capacità relazionali e potere economico per ostacolare misure fiscali e regolamentazioni efficaci.
Esempi che possono essere ricordati sono i finanziamenti alle Fondazioni legate alla politica, come la Fondazione Italiani Europei e la Fondazione Magna Carta, la fondazione Open, i finanziamenti dei produttori di sigarette elettroniche (Vapart) alla Lega e, più recenti, gli incarichi della Philip Morris al gruppo Casaleggio legato al Movimento 5 stelle, per non parlare dei rapporti con istituti di ricerca e di consulenza, come l’Istituto Bruno Leoni, e dei centri accademici che usufruiscono di grant dall’industria del tabacco.
E bisogna menzionare il ruolo che ha svolto il Governo Renzi per favorire l’insediamento a Crespellano (Bologna) della fabbrica di prodotti a tabacco riscaldato della Philip Morris, con tanto di riduzione della tassazione su tali prodotti, un appoggio continuato, dopo la caduta di Renzi, con i Governi successivi (Gentiloni, Conte 1 e Conte2) in modo tanto sfacciato da far dire a Politico.eu, il quotidiano di informazione politica leader in Europa, che l’Italia è diventata la nuova Marlboro Country d’Europa. (leggi una sintesi dell’articolo in Italiano)
Italia indifesa dallo strapotere della lobby del tabacco
La Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dedica l’articolo 5.3 e le sue linee guida alla protezione delle politiche sul tabacco dall’interferenza dell’industria, ma il nostro Paese, che pure ha ratificato la Convenzione, non ha messo in atto le misure per prevenire tale interferenza, come ha appurato l’indagine denominata Indice Globale di Interferenza dell’Industria del Tabacco, l’Italia è indifesa davanti alle lobby.
Fonti
Il Fatto Quotidiano. Inchiesta Open – Fondi, poltrone e “la morte dell’emendamento” dannoso: nelle carte il rapporto tra i renziani e British American Tobacco 8 NOVEMBRE 2021
Zone d’Ombra TV Open, la fondazione che riceveva soldi dall’industria del tabacco
AGI. Che cosa è e come è nata la fondazione Open. 17 Novembre 2019
AGI. La storia del condono ai produttori di sigarette elettroniche attribuito alla Lega