L’ONU riesaminerà la molecola della dipendenza a trent’anni dall’ultima valutazione.
La piccola isola di Palau (18.000 abitanti) ha chiesto all’ONU di classificare la nicotina tra le droghe coperte dalla Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope del 1971, il trattato internazionale che regola sostanze ad alto potenziale di abuso come l’LSD o i funghi allucinogeni.
L’iniziativa, ripresa e approfondita in un recente reportage della testata giornalistica The Examination, aapre un fronte completamente nuovo e rivoluzionario nella lotta globale contro il tabagismo e le nuove dipendenze.
Il contesto: l’epidemia di e-cigarette tra i giovani di Palau
Nonostante le dimensioni ridotte, Palau non è nuova a politiche audaci: nel 2023 il Paese ha vietato totalmente le sigarette elettroniche (vapes), e nel 2025 si è classificato al secondo posto su 100 nazioni nel Tobacco Industry Interference Index, dimostrando una straordinaria impermeabilità alle pressioni delle multinazionali del tabacco.
La mossa radicale del Presidente Surangel Whipps nasce da un’emergenza sanitaria interna drammatica: se il 21% degli adulti fuma sigarette tradizionali, ben il 46% dei giovani ha dichiarato di utilizzare sigarette elettroniche (dati della Global Youth Tobacco Survey dell’OMS).
“Saremo anche una piccola nazione, ma la dimensione di un problema non ha mai determinato chi debba agire per risolverlo” ha dichiarato il Presidente Whipps Jr. “Milioni di persone muoiono ogni anno. Più di un miliardo è dipendente dalla nicotina, la maggior parte agganciata fin dall’infanzia. Chiediamo ai governi di tutto il mondo di unirsi a noi nel chiedere all’ONU di trattare finalmente la nicotina per quello che è: una droga tossica e che crea dipendenza”.
Perché questa richiesta è storica?
La notifica presentata da Palau ai sensi dell’Articolo 2 della Convenzione del 1971 ha attivato un meccanismo formale obbligatorio: il Comitato di esperti sulla farmacodipendenza dell’OMS (ECDD) dovrà condurre una revisione scientifica critica sulla nicotina.
L’ultima volta che l’OMS ha esaminato approfonditamente la nicotina in questo contesto risale agli anni ’90. All’epoca, il Comitato stabilì che i prodotti terapeutici sostitutivi (NRT come cerotti e gomme) contenevano dosi così basse da non alterare le funzioni cognitive o motorie. Nel 1998 fu valutato il tabacco, definito “capace di indurre dipendenza”, ma non si procedette a un inserimento nelle tabelle ONU poiché l’OMS stava già lavorando a quello che sarebbe diventato il pilastro della lotta globale al tabagismo: la Convenzione quadro per il controllo del tabacco (FCTC), adottata poi nel 2003.
Da allora il mondo è cambiato. L’industria ha invaso il mercato con sigarette elettroniche di nuova generazione e nicotine pouches (sacchetti di nicotina in polvere da masticare), prodotti che erogano concentrazioni di nicotina (spesso sintetica) estremamente elevate, mascherate da aromi alla frutta o ai dolci per attrarre intenzionalmente i minori.
Le argomentazioni scientifiche e il nodo “riduzione del danno”
Nel dossier di 55 pagine inviato all’OMS, gli esperti di Palau smontano la narrazione industriale della riduzione del danno o del supporto alla cessazione. I dati dimostrano che il consumo duale o multiplo (l’uso combinato di sigarette, vapes e pouch) è ormai la norma, “mantenendo la dipendenza e aumentando l’esposizione cumulativa anziché facilitare la cessazione”.
Se è vero che sigarette elettroniche e pouch non contengono le tossine cancerogene derivanti dalla combustione del tabacco, l’esposizione a lungo termine alla sola nicotina è associata a problemi cardiovascolari e alterazioni dello sviluppo cerebrale negli adolescenti.
Qualora la nicotina venisse inserita nelle tabelle delle sostanze controllate, scatterebbero vincoli internazionali rigorosi su importazioni, esportazioni e possesso. Il trattato prevede comunque un meccanismo di esenzione per i preparati con comprovato uso medico e basso potenziale di abuso: i prodotti farmaceutici per smettere di fumare (cerotti, chewing-gum) rimarrebbero quindi pienamente accessibili.
Un cammino in salita, ma il segnale è potente
Gli esperti di politiche internazionali sentiti da The Examination concordano sul fatto che l’iniziativa di Palau sia, da un punto di vista politico, un tentativo con pochissime possibilità di successo immediato.
Se anche il Comitato scientifico dell’OMS raccomandasse la classificazione, la decisione finale spetterà alla Commissione sugli stupefacenti delle Nazioni Unite (CND), un organo politico composto da 53 Stati membri. Il voto, teoricamente previsto per marzo 2028, si scontrerà inevitabilmente con i giganteschi interessi economici della Big Tobacco e con la resistenza di molti governi che dipendono dalle accise sui prodotti del tabacco.
Tuttavia, il valore politico e normativo dell’azione di Palau è immenso. L’iniziativa offre una sponda fondamentale all’Articolo 2.1 della FCTC dell’OMS (che incoraggia i Paesi ad adottare misure più severe rispetto agli standard minimi del trattato) e sposta il focus della regolamentazione: non più solo il controllo del prodotto (la sigaretta o il dispositivo), ma il controllo della molecola a monte (la nicotina).
Mentre l’industria tenta di accreditarsi come “partner della salute pubblica” vendendo l’illusione di un mondo libero dal fumo ma schiavo della nicotina, la sfida lanciata da una minuscola isola del Pacifico ricorda al mondo una verità elementare: la nicotina resta una delle sostanze più additive del pianeta, e la salute delle nuove generazioni non è negoziabile.
Fonte principale
Kathryn Kranhold, “Pacific island nation Palau asks UN to classify nicotine as a controlled substance”, The Examination, 15 Giugno 2026.