Mentre il Ministero della Salute è impegnato a ridurre la diffusione del tabacco, il Ministero delle Politiche Agricole sottoscrive un accordo pluriennale con l’industria del tabacco

L’asino di Buridano che, per non saper scegliere tra due sacchi di fieno, morì di fame (immagine tratta da: ON Tuscia)

Il 26 novembre 2020 è stato rinnovata l’Intesa Programmatica Quadro tra il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e Philip Morris Italia per rilanciare rilanciare la coltivazione del tabacco in Italia. L’intesa sottoscritta da Ministero delle Politiche agricole e Philip Morris Italia prevede investimenti fino a 500 milioni di euro complessivi in 5 anni da parte di PMI sulla filiera tabacchicola italiana.

Dopo decenni di disinvestimento nel settore, l’Italia torna a legare il destino di una parte della sua agricoltura alla coltivazione di tabacco, una pianta che serve a produrre sigarette e simili prodotti mortali.

Gli ultimi ministri dell’agricoltura non hanno avuto remore nel farsi ritrarre mentre firmano solenni accordi con le maggiori industrie internazionali: la carenza di lavoro in Italia, impone di accettare qualsiasi investimento e poi, gli affari sono affari! … ma è proprio così?

La tabacchicoltura nell’Unione Europea

Nell’Unione europea, la coltivazione del tabacco è diminuita costantemente dal 1991 (circa 400.000 tonnellate per 8 paesi produttori) al 2018 (circa 140.000 tonnellate per 12 paesi dell’UE).
La superficie agricola coltivata a tabacco si dimezzò dal 2001 al 2018, quando essa ammontò a circa 66.000 ettari per 26.000 produttori specializzati.
Il tabacco è attualmente coltivato in 12 paesi dell’UE. I principali produttori sono Italia, Spagna, Polonia, Grecia, Croazia, Francia, Ungheria e Bulgaria, che rappresentano il 99% della produzione di tabacco dell’UE. C’è una tendenza alla riduzione della superficie agricola dedicata al tabacco, principalmente a causa del calo del consumo di prodotti del tabacco.
L’UE produce meno del 2% della produzione annuale mondiale di tabacco greggio. Nel 2018, l’UE ha importato circa 420.000 tonnellate (indicando una tendenza all’aumento) ed esportato 120.000 tonnellate (indicando una tendenza al ribasso) di tabacco greggio.

Le politiche UE sulla tabacchicoltura perseguono la limitazione della produzione del tabacco

Dal 1993 nell’UE si applica il sistema di limitazione della produzione al tabacco e, dal 1º gennaio 2010, l’UE non concede sovvenzioni specifiche alla produzione di tabacco greggio.
Il regime del tabacco dell’UE è sostenuto dal regolamento UE 1308/2013 , che definisce il tabacco greggio (codice NC 2401) e prevede le organizzazioni interprofessionali nel settore del tabacco.
Data la cessazione delle sovvenzioni dell’UE direttamente legate alla produzione di tabacco, il Comitato per l’organizzazione comune dei mercati agricoli e il Gruppo di dialogo civile sui seminativi non sono più stati convocati per discutere questioni relative al tabacco dalle loro ultime riunioni tenutesi nel novembre 2015 e in aprile 2017 rispettivamente.

Generalmente, pensiamo che il tabacco causa danni solo a chi lo consuma, ma non è così …

Ognuno dei processi che compongono il ciclo di vita del tabacco, dalla coltivazione alla produzione, distribuzione, al consumo e alla generazione di rifiuti, influisce sull’ambiente. La coltivazione provoca erosione del suolo, perdita della biodiversità e, anche per i processi di essiccamento (un albero ogni 300 sigarette) contribuisce alla deforestazione. Inoltre i lavoratori agricoli, a causa dell’uso di sostanze chimiche, ma anche della tossicità intrinseca della pianta, sono esposti a rischio di malattie.
La manifattura delle sigarette e degli altri prodotti, incluso i sistemi di trasporto, è un processo ad alto consumo di energia, di acqua, rifiuti e produzione di anidride carbonica.
Il consumo, danneggia i fumatori echi sta loro vicino, contribuisce significativamente all’inquinamento dell’aria indoor e outdoor. I mozziconi, che liberano le sostante tossiche filtrate e si degradano in microplastiche, rappresentano uno dei rifiuti più presenti sulle strade, sulle spiagge, nei fiumi e nel mare.

E’ per questi motivi che il tabacco rappresenta una minaccia per lo sviluppo umano (OMS, 2017).

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