Elevato, in Italia, il grado di interferenza dell’industria nelle politiche sul tabacco

L’interferenza in Italia nel 2025

Nell’ultimo rapporto del Global Tobacco Industry Interference Index, che misura l’interferenza dell’industria del tabaccotramite un punteggio che va da 0 (assenza di interferenza) a 100 (massima interferenza). L’Italia ha totalizzato punti su 100, e si è posizionata al 82esimo posto sui cento Paesi analizzati e al 17esimo tra i 20 Paesi europei. Peggio di noi fanno solo Romania, Georgia, e Svizzera.

La sezione del rapporto che riguarda l’Italia evidenzia come, negli ultimi anni, nel nostro Paese, sia mancato un approccio intersettoriale al controllo del tabagismo. In particolare:

  • se da una parte il ministero della Salute ha ribadito il principio per cui “la riduzione del danno non è una politica di salute pubblica applicabile in Italia”, gli altri ministeri, i partiti politici e i leader di qualsiasi schieramento sembrano considerare l’industria del tabacco come un prezioso partner economico e strategico;
  • attualmente in Italia le grandi aziende internazionali del tabacco, grazie alla loro influenza sulla politica del Paese, godono di benefici fiscali e regolatori, e vengono sempre maggiormente agevolate piuttosto che contrastate dalle azioni di ministeri, politici e partiti di ogni schieramento;
  • il Governo non solo permette all’industria del tabacco di promuovere i propri interessi, ma supporta direttamente la fondazione di nuovi centri di produzione, iniziative di green washing (ecologismo di facciata) promosse dall’industria, e sostiene la tabacchicoltura patrocinando regolarmente accordi tra industria e organizzazioni agricole per la vendita del tabacco italiano, invece di favorire la riconversione della produzione di tabacco;
  • le industrie del tabacco esercitano pressione sul mondo politico, anche tramite donazioni alle fondazioni dei principali partiti politici italiani.

I tre pilastri dell’interferenza in Italia

Il rapporto mette a nudo un sistema di relazioni pericolose tra istituzioni e multinazionali.

1. Politiche fiscali “su misura”

Mentre la salute pubblica richiederebbe un aumento del carico fiscale per scoraggiare il consumo di tabacco, l’Italia continua a garantire privilegi enormi ai nuovi prodotti.

  • Le accise sui prodotti a tabacco riscaldato sono inferiori del 60% rispetto alle sigarette tradizionali, una scelta politica non giustificata da evidenze scientifiche indipendenti.
  • Il Governo si è opposto attivamente alle proposte europee di innalzamento della tassazione minima sui nuovi dispositivi, allineandosi alle richieste della lobby.

2. L’industria come “Partner Istituzionale”

Il confine tra controllore e controllato è diventato estremamente labile.

  • Accordi agricoli massicci: il ministero dell’Agricoltura ha siglato intese pluriennali con colossi come Philip Morris (500 milioni di euro fino al 2027) e BAT, legittimando l’industria come pilastro dell’economia nazionale.
  • Sicurezza e forze dell’ordine: destano preoccupazione gli accordi tra l’Arma dei Carabinieri e Philip Morris per la “legalità” nelle tabaccherie, una collaborazione che viola apertamente le raccomandazioni dell’Articolo 5.3 della FCTC dell’OMS.
  • Porte girevoli: il rapporto segnala casi di ex consulenti o tirocinanti delle multinazionali che oggi ricoprono ruoli chiave nelle segreterie tecniche ministeriali che si occupano di fisco e monopoli.

3. Il “Greenwashing” di Stato

  • Campagne contro l’abbandono dei mozziconi e progetti di riciclo dei dispositivi elettronici (come il progetto REC di PMI) ricevono patrocini istituzionali, permettendo ai produttori di presentarsi come partner ecologisti.
  • Nel recepire la Direttiva sulla Plastica Monouso dell’Unione Europea (SUP – Single Use Plastics) che riguarda anche i filtri delle sigarette, che sono fatti di plastica, il Governo e il Parlamento italiani hanno deciso di affidare all’industria del tabacco l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini per prevenire il littering (gettare i mozziconi per strada o in generale nell’ambiente).
  • Risultato: l’industria sta trasformando questo onere in un’opportunità per ottenere immeritati vantaggi reputazionali. Inoltre, l’industria – a fronte di proventi miliardari – si accollerebbe lo striminzito contributo di pochi milioni di euro per lo spazzamento e la pulizia. Non è così nei Paesi vicini in cui il legislatore ha evitato o limitato la possibilità che i responsabili del commercio dei filtri si presentino come i difensori dell’ambiente oppure ha imposto, come in Francia, obiettivi in linea con le politiche di prevenzione del tabagismo.     

Un confronto impietoso

PaesePunti Posizione Globale (su 100 paesi)Livello di Interferenza
Francia4212°Basso
Regno Unito (UK)4517°Medio-Basso
Spagna6051°Medio
Germania7068°Alto
Italia8276°Molto Alto
Un punteggio più basso indica una migliore protezione delle politiche dalle interferenze dell’industria

  • Italia, fanalino di coda: tra i grandi paesi dell’Europa occidentale analizzati, l’Italia registra il punteggio peggiore (76), indicando il livello più elevato di interferenza dell’industria del tabacco nei processi decisionali.
  • Primato di Francia e UK: la Francia (42) e il Regno Unito (45) si confermano i paesi più efficaci nel limitare le influenze del settore, grazie a rigide politiche di trasparenza e alla limitazione delle interazioni non necessarie con i rappresentanti del tabacco.
  • Il caso della Germania: sebbene la Germania (70) presenti storicamente un livello di interferenza elevato a causa del forte peso della lobby del tabacco, l’Italia la supera nel 2025, scivolando ulteriormente nelle retrovie della classifica globale (82esima posizione contro la 68esima tedesca).
  • Distanza dalla Spagna: la Spagna, pur avendo margini di miglioramento (60), mantiene una protezione delle proprie politiche sanitarie significativamente superiore rispetto a quella italiana.

Questo posizionamento evidenzia come l’Italia sia attualmente uno dei paesi europei più vulnerabili alle strategie delle multinazionali del tabacco, specialmente per quanto riguarda gli accordi con il settore agricolo, i privilegi fiscali sui nuovi prodotti e la mancanza di codici di condotta per i funzionari pubblici. Queste carenze danneggiano la salute degli italiani ma anche i progressi del controllo del tabacco a livello europeo come mostra il ruolo che l’Italia sta svolgendo nell’ostacolare la revisione delle direttive europee sulla tassazione (TTD) e sulla regolazione  (TPD) dei prodotti del tabacco e nell’intralciare il progresso della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’OMS.

Per saperne di più

Rapporti Italia 2025  –  2023  –  2021

Rapporto Italia 2025 in italiano (scarica)

Il report italiano è stato preparato da: Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (IRFMN), Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (ISPRO), Società Italiana di Tabaccologia (SITAB), e Alleanza per un’Italia senza tabacco.