Elevato, in Italia, il grado di interferenza dell’industria nelle politiche sul tabacco
In tutto il mondo le multinazionali del tabacco cercano di proteggere i propri profitti influenzando, ritardando o bloccando le leggi e le politiche di salute pubblica che ridurrebbero il consumo di tabacco.
Per difendere le politiche da questa influenza, la Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco dell’OMS dedica un articolo (art. 5.3) e specifiche linee guida agli impegni che gli stati assumono quando ratificano la Convenzione. Sono quattro concetti molto chiari:
Conflitto inconciliabile: esiste un conflitto d’interessi totale tra l’industria del tabacco (che vuole vendere più sigarette) e lo Stato (che vuole che la gente non si ammali). Non possono collaborare come “partner”.
Trasparenza assoluta: se i politici o i funzionari devono incontrare l’industria (solo per motivi tecnici o normativi), devono farlo in modo pubblico. Niente incontri a porte chiuse o cene private… e niente porte girevoli, cioè l’agevole scambio di ruoli tra funzionari pubblici che diventano consulenti dell’industria o viceversa.
No ai privilegi: lo Stato non deve dare incentivi, sgravi fiscali o vantaggi alle aziende del tabacco. Devono essere trattate come produttori di un bene nocivo, non come un’industria strategica da aiutare.
No alla finta beneficenza: le aziende non dovrebbero poter usare la beneficenza o i progetti ambientali per ripulire la propria immagine e ottenere favori dai politici (la cosiddetta Responsabilità Sociale d’Impresa).
L’Articolo 5.3 è la regola d’oro del controllo del tabacco. Dice ai Governi: «quando scrivete le leggi sulla salute, non dovete farvi dettare l’agenda da chi vende tabacco».
Per valutare quanto i Governi sono bravi a proteggere le loro leggi sulla salute dalle pressioni delle multinazionali del tabacco si calcola il Global Tobacco Interference Index, un rapporto mondiale che assegna un punteggio ai governi. È una sorta di “pagella” della interferenza. Il punteggio va da zero a cento. Più è alto, più lo Stato è influenzato dalle lobby del tabacco; più è basso, più la salute pubblica è protetta.
L’indice viene stimato in base alla rilevazione di 20 indicatori che quantificano vari aspetti dell’interferenza come i finanziamenti ai politici, gli incontri segreti e i vantaggi fiscali concessi ai produttori di sigarette. Per l’Italia l’indice è stato stimato nel 2021, nel 2023 e nel 2025 .
L’interferenza in Italia nel 2025
Nell’ultimo rapporto del Global Tobacco Industry Interference Index, che misura l’interferenza dell’industria del tabaccotramite un punteggio che va da 0 (assenza di interferenza) a 100 (massima interferenza). L’Italia ha totalizzato punti su 100, e si è posizionata al 82esimo posto sui cento Paesi analizzati e al 17esimo tra i 20 Paesi europei. Peggio di noi fanno solo Romania, Georgia, e Svizzera.
La sezione del rapporto che riguarda l’Italia evidenzia come, negli ultimi anni, nel nostro Paese, sia mancato un approccio intersettoriale al controllo del tabagismo. In particolare:
- se da una parte il ministero della Salute ha ribadito il principio per cui “la riduzione del danno non è una politica di salute pubblica applicabile in Italia”, gli altri ministeri, i partiti politici e i leader di qualsiasi schieramento sembrano considerare l’industria del tabacco come un prezioso partner economico e strategico;
- attualmente in Italia le grandi aziende internazionali del tabacco, grazie alla loro influenza sulla politica del Paese, godono di benefici fiscali e regolatori, e vengono sempre maggiormente agevolate piuttosto che contrastate dalle azioni di ministeri, politici e partiti di ogni schieramento;
- il Governo non solo permette all’industria del tabacco di promuovere i propri interessi, ma supporta direttamente la fondazione di nuovi centri di produzione, iniziative di green washing (ecologismo di facciata) promosse dall’industria, e sostiene la tabacchicoltura patrocinando regolarmente accordi tra industria e organizzazioni agricole per la vendita del tabacco italiano, invece di favorire la riconversione della produzione di tabacco;
- le industrie del tabacco esercitano pressione sul mondo politico, anche tramite donazioni alle fondazioni dei principali partiti politici italiani.

I tre pilastri dell’interferenza in Italia
Il rapporto mette a nudo un sistema di relazioni pericolose tra istituzioni e multinazionali.
1. Politiche fiscali “su misura”
Mentre la salute pubblica richiederebbe un aumento del carico fiscale per scoraggiare il consumo di tabacco, l’Italia continua a garantire privilegi enormi ai nuovi prodotti.
- Le accise sui prodotti a tabacco riscaldato sono inferiori del 60% rispetto alle sigarette tradizionali, una scelta politica non giustificata da evidenze scientifiche indipendenti.
- Il Governo si è opposto attivamente alle proposte europee di innalzamento della tassazione minima sui nuovi dispositivi, allineandosi alle richieste della lobby.
2. L’industria come “Partner Istituzionale”
Il confine tra controllore e controllato è diventato estremamente labile.
- Accordi agricoli massicci: il ministero dell’Agricoltura ha siglato intese pluriennali con colossi come Philip Morris (500 milioni di euro fino al 2027) e BAT, legittimando l’industria come pilastro dell’economia nazionale.
- Sicurezza e forze dell’ordine: destano preoccupazione gli accordi tra l’Arma dei Carabinieri e Philip Morris per la “legalità” nelle tabaccherie, una collaborazione che viola apertamente le raccomandazioni dell’Articolo 5.3 della FCTC dell’OMS.
- Porte girevoli: il rapporto segnala casi di ex consulenti o tirocinanti delle multinazionali che oggi ricoprono ruoli chiave nelle segreterie tecniche ministeriali che si occupano di fisco e monopoli.
3. Il “Greenwashing” di Stato
- Campagne contro l’abbandono dei mozziconi e progetti di riciclo dei dispositivi elettronici (come il progetto REC di PMI) ricevono patrocini istituzionali, permettendo ai produttori di presentarsi come partner ecologisti.
- Nel recepire la Direttiva sulla Plastica Monouso dell’Unione Europea (SUP – Single Use Plastics) che riguarda anche i filtri delle sigarette, che sono fatti di plastica, il Governo e il Parlamento italiani hanno deciso di affidare all’industria del tabacco l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini per prevenire il littering (gettare i mozziconi per strada o in generale nell’ambiente).
- Risultato: l’industria sta trasformando questo onere in un’opportunità per ottenere immeritati vantaggi reputazionali. Inoltre, l’industria – a fronte di proventi miliardari – si accollerebbe lo striminzito contributo di pochi milioni di euro per lo spazzamento e la pulizia. Non è così nei Paesi vicini in cui il legislatore ha evitato o limitato la possibilità che i responsabili del commercio dei filtri si presentino come i difensori dell’ambiente oppure ha imposto, come in Francia, obiettivi in linea con le politiche di prevenzione del tabagismo.
Un confronto impietoso
| Paese | Punti | Posizione Globale (su 100 paesi) | Livello di Interferenza |
| Francia | 42 | 12° | Basso |
| Regno Unito (UK) | 45 | 17° | Medio-Basso |
| Spagna | 60 | 51° | Medio |
| Germania | 70 | 68° | Alto |
| Italia | 82 | 76° | Molto Alto |
| Un punteggio più basso indica una migliore protezione delle politiche dalle interferenze dell’industria | |||
- Italia, fanalino di coda: tra i grandi paesi dell’Europa occidentale analizzati, l’Italia registra il punteggio peggiore (76), indicando il livello più elevato di interferenza dell’industria del tabacco nei processi decisionali.
- Primato di Francia e UK: la Francia (42) e il Regno Unito (45) si confermano i paesi più efficaci nel limitare le influenze del settore, grazie a rigide politiche di trasparenza e alla limitazione delle interazioni non necessarie con i rappresentanti del tabacco.
- Il caso della Germania: sebbene la Germania (70) presenti storicamente un livello di interferenza elevato a causa del forte peso della lobby del tabacco, l’Italia la supera nel 2025, scivolando ulteriormente nelle retrovie della classifica globale (82esima posizione contro la 68esima tedesca).
- Distanza dalla Spagna: la Spagna, pur avendo margini di miglioramento (60), mantiene una protezione delle proprie politiche sanitarie significativamente superiore rispetto a quella italiana.
Questo posizionamento evidenzia come l’Italia sia attualmente uno dei paesi europei più vulnerabili alle strategie delle multinazionali del tabacco, specialmente per quanto riguarda gli accordi con il settore agricolo, i privilegi fiscali sui nuovi prodotti e la mancanza di codici di condotta per i funzionari pubblici. Queste carenze danneggiano la salute degli italiani ma anche i progressi del controllo del tabacco a livello europeo come mostra il ruolo che l’Italia sta svolgendo nell’ostacolare la revisione delle direttive europee sulla tassazione (TTD) e sulla regolazione (TPD) dei prodotti del tabacco e nell’intralciare il progresso della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’OMS.
Per saperne di più
Rapporti Italia 2025 – 2023 – 2021
Rapporto Italia 2025 in italiano (scarica)
Il report italiano è stato preparato da: Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (IRFMN), Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (ISPRO), Società Italiana di Tabaccologia (SITAB), e Alleanza per un’Italia senza tabacco.
Tobacco Industry Interference Index 2025
Scheda dell’Italia
1: Livello di partecipazione dell’industria nello sviluppo delle politiche – Punteggio: 4 su 5
- Mancanza di regolamentazione: non esiste una legge che limiti il coinvolgimento dell’industria del tabacco nella definizione delle politiche di salute pubblica.
- Partner dello sviluppo nazionale: il governo tratta le multinazionali del tabacco come partner strategici per lo sviluppo nazionale, specialmente attraverso i ministeri dell’Economia, dell’Agricoltura e quello del Made in Italy.
- Pressione politica sul ministero della Salute: nonostante l’intenzione iniziale del ministro Schillaci (2023) di inasprire le leggi sul tabacco, forti pressioni da parte di attori politici legati al settore hanno portato a un depotenziamento dell’azione normativa.
- Think Tank e Lobbying: Philip Morris International (PMI) collabora stabilmente con The European House – Ambrosetti. Nel novembre 2024, un tavolo di lavoro di alto livello ha coinvolto il vice ministro delle Imprese per discutere di innovazione e “best practices”, legittimando l’industria come stakeholder istituzionale.
2: Attività di Responsabilità Sociale d’Impresa – Punteggio: 5 su 5
- Appoggio istituzionale: Il ministero dell’Ambiente sponsorizza attivamente iniziative di Responabilità Sociale d’Impresa di British American Tobacco, Japan Tobacco International e Philip Morris focalizzate sull’ambiente (es. campagne contro l’abbandono dei mozziconi come “Piccoli gesti, grandi crimini” o progetti di riciclo dispositivi).
- Legittimazione: La partecipazione di alti funzionari a questi eventi (es. il ministro dell’Ambiente al lancio del progetto “REC” di PMI nel gennaio 2024) normalizza il ruolo dell’industria nel discorso pubblico.
3: Benefici per l’industria del tabacco – Punteggio: 5 su 5
- Privilegi fiscali: i prodotti a tabacco riscaldato (HTP) e le sigarette elettroniche godono di accise circa il 60% più basse rispetto alle sigarette convenzionali, senza una base scientifica indipendente che giustifichi tale distinzione.
- Opposizione alle tasse UE: l’Italia si è opposta, insieme a Romania e Grecia, alla proposta di aumentare la tassazione minima europea sui nuovi prodotti.
- Lacune normative: a differenza delle sigarette classiche, sugli stick di tabacco riscaldato non è obbligatorio stampare il numero verde dell’ISS per smettere di fumare.
4: Forme di interazione non necessaria – Punteggio: 4 su 5
- Inaugurazioni e investimenti: ministri e presidenti di regione hanno partecipato all’inaugurazione del “Trieste Innovation Hub” di BAT (giugno 2023) e del “DISC Campania” di PMI (maggio 2023).
- Collaborazione con le forze dell’ordine: nel maggio 2024 è stato rinnovato un accordo triennale tra l’Arma dei Carabinieri e Philip Morris Italia per la sicurezza e legalità nelle tabaccherie, pratica sconsigliata dalle linee guida dell’OMS.
- Accordi agricoli: il ministero dell’Agricoltura ha firmato accordi pluriennali con PMI (investimento di 500 milioni di euro fino al 2027) e BAT per l’acquisto di tabacco italiano.
5: Trasparenza – Punteggio: 3 su 5
- Registri incompleti: solo il ministero del Made in Italy (già ministero dello Sviluppo Economico) e la Camera dei Deputati mantengono registri pubblici degli incontri con i lobbisti. Ministeri chiave come Salute ed Economia non dispongono di database accessibili per tracciare tali interazioni.
- Organizzazioni affiliate: non esiste l’obbligo di dichiarare i legami tra industria e centri di ricerca (es. CoEHAR, che riceve finanziamenti da PMI tramite la Foundation for a Smoke-Free World).
6: Conflitto di Interessi – Punteggio: 5 su 5
- Finanziamenti alla politica: non esiste una legge che proibisca contributi dell’industria del tabacco a partiti o candidati. Le attuali norme sulla trasparenza sono considerate inefficaci e piene di scappatoie.
- Porte girevoli: viene citato il caso di Edoardo Arrigo, attuale capo della segreteria tecnica del vice ministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha svolto in passato un tirocinio presso la sede centrale di PMI a Losanna.
7: Misure preventive Punteggio: 5 su 5
- Assenza di codici di condotta: non sono state implementate misure o codici di condotta per i funzionari pubblici riguardo ai rapporti con l’industria del tabacco.
- Mancata consapevolezza: le linee guida dell’Articolo 5.3 della Convenzione Quadro dell’OMS sono ampiamente sconosciute al di fuori del ministero della Salute.