Mentre attraversiamo i corridoi scintillanti degli aeroporti internazionali, tra profumi e cioccolatini, è facile dimenticare che i negozi Duty Free rappresentano uno dei fronti più insidiosi nella guerra al tabacco.
Se da un lato in Italia assistiamo a una vigorosa ripresa delle vendite aeroportuali, trainata dal turismo e da nuove dinamiche geopolitiche, dall’altro un recente report di Tobacco Tactics svela come l’industria del tabacco stia combattendo una battaglia silenziosa – e per ora vincente – per proteggere questo canale di vendita dalle regolamentazioni internazionali.
La situazione in Italia: una ripresa a “V” e l’effetto Brexit
Negli ultimi dieci anni, il mercato del Travel Retail in Italia ha vissuto un ottovolante. Dopo il crollo verticale delle vendite nel biennio nero 2020-2021 dovuto alla pandemia, i dati più recenti degli hub aeroportuali (da Fiumicino a Malpensa) mostrano un rimbalzo impressionante.
Non si tratta solo di un ritorno alla normalità, ma di un cambiamento strutturale trainato da due fattori chiave:
- L’effetto Brexit: Dal 1° gennaio 2021, i viaggiatori britannici hanno riacquistato il diritto agli acquisti tax-free. Questo ha aperto un’autostrada commerciale enorme verso uno dei gruppi turistici più numerosi nel nostro Paese, che ora può acquistare stecche di sigarette esentasse prima di rientrare nel Regno Unito.
- L’ascesa del tabacco riscaldato: Mentre le sigarette tradizionali cercano di mantenere i volumi, i prodotti a tabacco riscaldato (HTP) hanno conquistato gli scaffali dei duty free italiani, aumentando il valore dello scontrino medio e reclutando nuovi consumatori in un ambiente percepito come “di lusso”.
Il Duty Free è una zona grigia che provoca danni alla salute e alle casse dello Stato
Ma qual è il prezzo reale di queste vendite? Secondo l’aggiornamento di febbraio 2026 di Tobacco Tactics, il settore duty-free non è solo un servizio ai viaggiatori, ma un meccanismo che mina attivamente la salute pubblica e le entrate governative.
- Meno tasse, più fumo: L’esistenza stessa del duty-free contraddice il principio base del controllo del tabacco: l’aumento dei prezzi riduce i consumi. Vendere tabacco a prezzo scontato incoraggia il consumo e facilita le ricadute degli ex fumatori.
- 7 miliardi persi: L’OMS stima che le vendite duty-free sottraggano alle casse dei governi circa 7 miliardi di dollari l’anno in mancate accise.
- Il motore del commercio illecito: I duty free sono spesso l’anello debole nella catena di approvvigionamento. Il fenomeno del contrabbando di formiche (piccole quantità trasportate ripetutamente per eludere i controlli) e la deviazione di prodotti destinati all’export verso i mercati neri interni sono problemi endemici, come dimostrano i casi lungo il confine USA-Messico e nelle zone franche del Cile.
La Lobby del Duty Free: Una vittoria silenziosa
L’aspetto più inquietante emerso dall’indagine di Tobacco Tactics è la potenza di fuoco della lobby del settore. Organizzazioni come il DFWC (Duty Free World Council) e la IAADFS (International Association of Airport and Duty Free Stores), che contano tra i loro membri i giganti del tabacco (Philip Morris, British American Tobacco, Japan Tobacco, Imperial), lavorano incessantemente per bloccare ogni restrizione.
La loro strategia è chiara: dipingere la propria catena di approvvigionamento come “la più sicura al mondo” e opporsi all’applicazione rigorosa del Protocollo per l’eliminazione del commercio illecito.
E sembra che stiano vincendo. Durante la MOP 4 (la riunione delle parti del Protocollo tenutasi a Ginevra nel novembre 2025), la proposta di indagare più a fondo sui legami tra duty-free e commercio illecito è stata accantonata. L’industria ha esultato, con la Tax Free World Association che ha celebrato la “chiusura delle discussioni” come la fine delle accuse contro il settore.
Conclusione
Mentre in Italia i negozi aeroportuali tornano a riempirsi e le vendite di tabacco (tradizionale e riscaldato) riprendono quota, non possiamo ignorare il contesto globale. Il canale duty-free rimane un’enclave protetta dove le multinazionali del tabacco operano con minori restrizioni, prezzi più bassi e una potente lobby a difesa dei propri interessi.
È fondamentale che la comunità del controllo del tabacco mantenga alta l’attenzione su questo “porto franco”, spingendo affinché l’Articolo 13 del Protocollo venga applicato con rigore, smascherando la narrazione di un settore che si auto-proclama “sicuro” mentre continua ad alimentare l’epidemia globale del tabagismo.
Fonte
Rielaborazione su dati di Tobacco Tactics (The Duty Free Sector and Lobby Feb 2026) e analisi di mercato Travel Retail Italia.