la diversificazione dell’offerta
Negli ultimi vent’anni il mercato italiano dei tabacchi lavorati ha attraversato una trasformazione profonda. Il declino strutturale delle sigarette tradizionali — un successo delle politiche di salute pubblica — è stato compensato dall’ascesa di prodotti di nuova generazione: sigarette elettroniche, tabacco riscaldato, sacchetti di nicotina.
Risultato? Dopo le speranze dei primi anni Duemila, il consumo complessivo di nicotina non è diminuito: è aumentato. È cambiato solo il modo in cui la nicotina viene assunta.

Il crollo delle sigarette
I volumi di sigarette vendute sono in costante diminuzione. Se nei primi anni 2000 in Italia si sfioravano le 100.000 tonnellate annue (100 milioni di kg equivalenti), negli ultimi anni questo valore è sceso abbondantemente sotto i 60 milioni di kg, con perdite medie annuali del 3-5%. Un successo? … solo in parte.
A partire dagli anni 2000, l’industria ha cercato di tamponare l’evidente emorragia di vendite di sigarette diversificando l’offerta con prodotti del tabacco alternativi.
Diversificazione 1: boom e declino delle sigarette rollate

All’inizio di questo secolo Big Tobacco ha puntato sul “fai da te”: il tabacco trinciato fine per sigarette rollate, reso più accattivante da branding e marketing mirati ai giovani.
Il vantaggio era soprattutto economico, mentre le narrazioni su “naturalità” e “autenticità” erano poco credibili.
Le vendite sono cresciute fino a superare i 5 milioni di kg equivalenti, per poi iniziare a calare dal 2020.
Diversificazione 2: Sigarette elettroniche
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non pubblica i dati di vendita dei liquidi, limitandosi a riportare il gettito fiscale. Una grave mancanza di trasparenza per un ente che sembra ridurre il proprio ruolo di controllo alla sola riscossione delle imposte.

Dai dati fiscali è comunque possibile stimare i volumi venduti (2020–2025), convertiti poi in chilogrammi equivalenti
Le vendite sono cresciute costantemente, mentre lo svapo passava da fenomeno di nicchia a abitudine di massa, con quasi 1,5 milioni di consumatori abituali nel 2021, spesso in dual use con sigsarette e/o prodotti a tabacco riscaldato.
Il valore economico del mercato ha accelerato soprattutto nel post‑pandemia, fino a raggiungere 800 milioni di euro nel 2025.
Una spinta decisiva è arrivata dalle e-cig usa e getta: economiche, aromatizzate, discrete, perfette per attrarre giovani e giovanissimi..
Diversificazione 3: l’esplosione del tabacco riscaldato

(iQOS, glo, Ploom) (Kg Eq) 2004-2025
I dati ADM mostrano una crescita impressionante: da 11.500 kg nel 2015 a 5,7 milioni di kg nel 2020, fino a superare 12–14 milioni di kg negli anni successivi.
L’Italia è oggi uno dei mercati principali al mondo per questi prodotti.
I nuovi prodotti del tabacco fanno risalire le vendite che ora vanno su, i profitti ancora di più
Al contrario della pendenza verso il basso delle sigarette, il trend complessivo dei principali prodotti a base di nicotina ha cambiato verso ed ora tende verso l’incremento delle vendite. Questo significa che l’industria è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi.

Fidelizzazione e trapianto: i fumatori non escono dal mercato, ma vengono “riciclati” verso i nuovi prodotti, spesso diventando policonsumatori.
Margini più alti: i nuovi prodotti godono di sconti fiscali che li rendono più redditizi delle sigarette tradizionali.
Compensazione dei volumi: ogni kg perso nelle sigarette viene rimpiazzato da un kg di tabacco riscaldato o liquidi.
🟥 Conclusioni — Il punto di vista di TobaccoEndgame
Il quadro è chiaro: il declino delle sigarette tradizionali non ha portato a una riduzione del consumo di nicotina, ma a una riconversione industriale. Con la complicità dei governi italiani, le multinazionali hanno messo sul mercato nuovi prodotti elettronici che esse definiscono a minor rischio e propagandano come tali. Hanno teorizzato che questi loro prodotti avrebbero soppiantato i loro prodotti da fumo. Per questa grande sostituzione hanno ottenuto sgravi fiscali e vantaggi reputazionali oltre a relazioni privilegiate con settori del governo italiano che sposano in pieno le posizioni dell’industria del tabacco facendosene portatori in sede Unione Europea.
I fatti ci dicono che:
- l’uso dei prodotti elettronici da parte dei fumatori non è sostitutivo delle sigarette ma si aggiunge ad esso (uso duale) e comunque ha trattenuto i fumatori nel mercato;
- ;l’uso dei nuovi prodotti da parte din non fumatori, giovani e giovanissimi, ha ampliato la base del consumo e della dipendenza;
- l’industria ha moltiplicato i profitti grazie a regimi fiscali favorevoli.
Per TobaccoEndgame, questo scenario è inaccettabile.
Un settore che causa 93.000 morti l’anno in Italia non può continuare a reinventarsi indisturbato, sfruttando ogni vuoto normativo per mantenere stabile il proprio business. La logica è sempre la stessa: acquisire, mantenere e fidelizzare clienti dipendenti. Una logica che ricorda da vicino quella degli spacciatori — con la differenza che qui parliamo di un’industria legale, potente, globalizzata.
Per questo chiediamo:
- trasparenza totale sui dati di vendita
- armonizzazione fiscale: basta privilegi ai nuovi prodotti
- regole stringenti su aromi, marketing e monouso
L’Italia deve proteggere le nuove generazioni da un’industria che prospera sulla dipendenza.
Fonti
I dati sulle vendite dei prodotti del tabacco sono dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, fornite dal Ministero della Salute
i dati sulla vendite di liquidi da inalazione (PLI) sono stimati in base al gettito fiscale dall’imposta di consumo su tali prodotti

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