Al supermarket della nicotina
L’industria del tabacco sta attuando una profonda trasformazione economica mascherata da transizione verso un futuro “smoke-free”. Attraverso la diversificazione dell’offerta (che include tabacco riscaldato, e-cig usa-e-getta e sistemi aperti), le multinazionali hanno frammentato il mercato, portando a un crollo drastico del costo della nicotina al milligrammo (fino a 17 volte inferiore rispetto alle sigarette tradizionali).
Questa nuova dinamica dei prezzi neutralizza gli strumenti tradizionali di salute pubblica e solleva quattro criticità principali:
Disarmo della leva fiscale: I rincari sulle sigarette perdono efficacia perché i consumatori possono facilmente ripiegare su alternative a basso costo (trading down).
Rischio per i giovani: Un prezzo della nicotina quasi irrisorio (fino a 0,02 € per mg) abbassa le barriere economiche, favorendo l’accesso e la dipendenza nelle fasce con bassa capacità di spesa.
Aumento del dosaggio: Senza il limite imposto dal costo, si rischia un incremento dei livelli di consumo quotidiano e di concentrazione di nicotina nel sangue.
Manipolazione del mercato: La strategia dell’industria sembra volta a saturare ogni fascia economica per mantenere viva l’epidemia di dipendenza sotto nuove forme, più che a perseguire una reale riduzione del danno.
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